Recensione
Clangour Sin Fang Bous
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indiepop Voti redazione e staff

Sin Fang Bous

Clangour

Morr Music

Delle volte si perde di vista l’obiettivo vero del proprio fare. Nella critica musicale si tende a trovare certezze, attestazioni, punti di riferimento, e riprodurli, nella loro facilità di esercizio.
Chi scrive per esempio evita e ha spesso candidamente evitato le uscite Morr Music, a volte peccando di supponenza; stava per non accorgerci a Sindri Màr Sigfùsson e, dopo non aver approfondito la sua band Seabear, niente sembrava poterlo condurre dal suo nuovo moniker, Sin Fang Bous.
È allora come parziale ricompensa che si occupa di Clangour, e che ci ritrova alcune cose semplicemente azzeccate, come le armonie alla regular-Beck di Melt Down The Knives, o gli effetti di vento che rendono Clangour And Flutes un indierock sfuggente dalle previsioni, e la delicatezza di alcune piccole idee intelligenti, come quelle che stanno dietro al dreampop campestre di Carry Me Up To Smell Pine. Ovviamente non c’è nulla di rivoluzionario nel lavoro dell’islandese, ma piuttosto una piacevolissima e diffusa cura nel confezionamento delle proprie canzoni, che sa far bene incrociare la melodiola indiepop con la trasognata sofficità del gaze. Gli arpeggi di chitarra sono spesso avvolti nella bambagia – quasi troppo – delicata delle voci e del minuto nugolo di effetti che Sigfùsson si diverte a destreggiare; senza desiderio, cupidigia od ostentazione, ma ancora una volta al semplice servizio dei brani.

Colto in flagrante; una timida approvazione da parte del recensore che si tramuta – leggera - in un altrettanto timido invito all’ascolto.

(6.6/10)

Scheda: Sin Fang Bous

Pubblicazione: 01 Gennaio 2009

File under: indiepop

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