Recensione
I See Beyond The Black Sun Arrington De Dionyso
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soffio scuro solo Voti redazione e staff

Arrington De Dionyso

I See Beyond The Black Sun

K Records

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C’è chi conosce Arrington De Dionyso a causa degli Old Time Relijun; chi come paio “isolato” di polmoni che riesce a fare il procedimento inverso dell’esorcista con le anime d’aria oscura. Chi conoscerà questo suo secondo aspetto – che diremmo fisico, più che solista – ha già in mente quello che può essere I See Beyond The Black Sun; una lunga successione di soliloqui e mandala che vedono l’ipnotismo di De Dyoniso allontanarsi sempre più da confini accettabili dall’easy listening; e in definitiva uscire da una comprensione autoriale, per concentrarsi sulla mistica che il suono fisico può avere, se oscuro e aereo per come prodotto da didgeridoo, sax, e un baritono infiammato.
La metafora è allora quella del vortice che ruota a un evidente centro apocalittico secondo spire di spirale che non sembrano finire mai. E alla fine è il girare attorno a quel buco nero che conta, più che arrivarci. Per farlo Arrington dà esempio di un tecnicismo vocale mostruoso (che non penseremmo umano); e replica quello che già avevamo sentito su un live uscito per la Pezzente dell’attento Marino J. Malagnino.

Se poi dietro all’ipnosi c’è la narcotizzazione dovuta a quell’abitudine che tocca corde della nostra debolezza, dentro al vortice c’è spazio per un’antimateria improvvisa, come la batteria che nasce e sostiene in un crescendo Pluto In Capricorn, trasformando il pezzo da una ronda a una marcia. Colpi così cancellano i dubbi sulla insostenibilità per sfinimento che un disco così rischia di far emergere nell’ascoltatore. Ma Arrington, si sa, è dionisiaco e sa stupire, nell’essere uguale a sé stesso.

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2009

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