Recensione
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Genere

noise-pop

Data di uscita

Febbraio 2009

Pubblicazione

01 Febbraio 2009

Pains Of Being Pure At Heart

Pains Of Being Pure At Heart

Slumberland

Rinnova la sua fama la Slumberland con l’esordio di un quartetto misto dal nome terribilmente adolescenziale. E rinnova anche i fasti di quel noise-pop zuccherumoroso che trova proprio nel catalogo della label una delle sue gemme più nascoste: i Black Tambourine.

Alex (basso), Kip (chitarra + voce), Kurt (batteria) e Peggy (tastiere + voce) – questi nomi e strumenti del quartetto newyorchese – sono tre imberbi fanciulli e una nippo-girl tutto pepe in fissa con la musica più semplice del mondo, da quando i fratelli Reid accesero gli ampli scoperchiando il vaso del feedback-pop: declinare al verbo del rumore le melodie più poppy e appiccicose del rock. Affogarle in un oceano di riverberi e delay, quasi a volerle soffocare, nella consapevolezza che le melodie riemergeranno da quel marasma come niente fosse. Prendete come ottimo esempio Contender, l’attacco del disco. Gioca su accordi che sembrano quelli di I Don’t Wanna Grow Up di waitsiana memoria, ma è solo una fugace impressione. Quando entra la voce, catturata a rimirarsi le scarpe su un tappeto di distorsioni gentili, esplode il caleidoscopio: reminiscenze Cure virati shoegaze (This Love Is Fucking Right), trasposizioni Pastels (Gentle Sons), svisate indie-nostalgiche (Stay Alive), echi morriseyiani (Everything With You), immaginario college nei suoi dettagli più apparentemente insignificanti (A Teenager In Love).

Un debutto coi fiocchi e un disco da avere. Perché ogni tanto si ha bisogno di tornare adolescenti sognanti, così come ogni tanto si ha bisogno di canzoni. E qui ne trovate di meravigliose.

(7.0/10)

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2009)