Avevamo visto giusto incensandoli dopo la manciata di minuti racchiusa nel 12” d’esordio African Rhythms. Non che questo sia merito nostro, anzi, tutt’altro. Il merito va tutto a Daniel Martin-McCormick (chitarra, voce), Jacob Long (basso) e Damon Palermo (batteria), al secolo Mi Ami. Un passato targato Dischord quando si chiamavano Black Eyes e spaccavano cuori ed orecchie a suon di epilessie no-(p-funk)-wave; un futuro lucente, se continueranno a mantenere le promesse come in questo Watersports. Sì, perché nei suoi 7 pezzi prendono corpo in maniera più compiuta quelle dichiarazioni d’intenti presenti nel 12”: tensione post-punk e instabilità emotiva, sfaccettato tribalismo terzomondista e dissonanze noise, isterismi vocali e dilagante attitudine dance-dub.
È il senso di equilibrio, di perfetto incastro, di vicendevole supporto tra le varie forme musicali masticate dai tre a stupire, fornendo la chiave di volta per la comprensione di una musica matura ben oltre la relativamente giovane età del progetto. Gli 8 minuti dell’opener Echononecho stanno lì a dimostrarcelo: un suono nero talmente smostrato dai bianchi da venirne quasi rinvigorito. In ogni suo elemento, in ogni sua componente.
Le frecce nell’arco di Watersports sono tante e varie. Riduzionismo dub e suggestioni da jazz libero dei sessanta, disco-music mutante e manipolazione dei ritmi, apnee strumentali e continue camere di decompressione. Il bello è che quelle frecce colpiscono sempre il bersaglio.
(7.5/10)
Scheda: Mi Ami
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