Dead Letters Spell Out Dead Words è lo pseudonimo dietro cui si nasconde Thomas Ekelund, artista visuale e musicista di Gothenburg, e Lost in Reflections è il suo ultimo disco. I luoghi esplorati nelle sue composizioni sono le stesse terre gelide e brumose che hanno fatto la fortuna di gruppi come Sigur Ros. Ma se la musica degli islandesi sembra essere soltanto una sfocata concessione del loro mondo – troppo alieno da capire, troppo distante da descrivere in titoli o parole – Ekelund vuole invece condividersi apertamente, sin dalle dichiarazioni riguardanti il ruolo avuto dalla sua malattia (un disturbo della personalità) nella gestazione dell’album.
Anche la sua musica in qualche modo vuole mostrarsi vicina. I lunghi tappeti ambientali, gli sconfinati riverberi, sono graffiati da piccoli suoni, glitches digitali, sfrigolii elettrici di vinili polverosi, come se volesse mostrarci i suoi luoghi attraverso le diapositive di un vecchio proiettore scrostato. Riducendo cioè il viaggio a una dimensione più domestica, quindi più accessibile.
Ad introdurre il disco è la semidensa progressione chitarristica di This Room Seems Empty Without You, ma nei brani successivi le atmosfere si fanno più rarefatte, le strutture sempre ascensionali, ma la tensione non arriva mai a sciogliersi come accade ad esempio nelle distensioni tipiche del post-rock di Mogwai o Explosions In The Sky. A chiudere Himmelschreibenden Herzen, la traccia più cupa, forse quella che meglio trasmette la frustrazione di cui Ekelund fa riferimento nelle sue dichiarazioni.
Le parti più riuscite sono però quelle che fanno da cornice al nucleo dei pezzi: le lunghe scie di elettronica statica che introducono o concludono i brani. Quando a prevalere sono piccoli suoni quasi quotidiani, in cui riconosciamo l’intimo silenzio dei luoghi domestici. Fruscii, sospiri, magri feedback, hum di elettrodomestici, dettagli spesso ignorati o sommersi da conversazioni futili, televisori prepotenti, decibel sprecati nel chiasso degli spazi affollati. Non so se riesce appieno a comunicare le sue sensazioni, ma sicuramente riesce a creare il miglior luogo possibile in cui si è disposti ad ascoltare.
(6.8/10)
Pubblicazione: 01 Febbraio 2009
File under: post-rock/shoegaze
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