Recensione
Slit Ben Nash
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Drone Folk Voti redazione e staff

Ben Nash

Slit

Blackest Rainbow

Mi ero letteralmente perso dietro ai ghirigori elettro-acustici di The Seventh Goodbye, edito la scora primavera in versione digitale da Aurora Borealis, marchio solitamente dedito ad esplorazioni in ambiti metal più prossimi al decadentismo ambient od al teatro della musica eterna. Ben Nash è cavallo di razza, già da quel confortante album si coglievano i segni di un'ispirazione quasi divina. Musica da western da fine del mondo, un senso inedito di sfida e attesa, pellicole polverose ed una chitarra sempre protagonista.

Un pò Ry Cooder, un pò Morricone, va da sè, ma con ovvi rimandi a quello che è il cosiddetto movimento weird folk. Perchè i paragoni contemporanei più prossimi non ingannano: in questa spettrale coltre strumentale ci avviciniamo al senso onirico di un Ben Chasny o di un Alexander Tucker. Con l'ovvio desiderio di travalicare l'epopea folk attraverso vibranti escrescenze soniche ed un'ovvia dedizione per il drone. Delle due tracce presentate Plymouth Bredren Blues spicca suprema, affacciandosi anche in maniera mefitica verso il delta e convogliando anomale melodie flamenco.

Non male nemmeno Interloper/Latch, materia che ufficialmente sarebbe potuta finire negli ultimi dischi di Fahey. Nautilus è invece il progetto solista di Heidi Diehl dei Vanishing Voice/Time Life (siamo nella Brooklyn limitrofa alle storie cantautorali off di Wooden Wand), anche qui arabeschi drone, conditi da una rilevante componente krauta in area Amon Duul II/Popol Vuh. Tre brani, di cui Still Rings appare come personale capolavoro: una psichedelia dei sensi che lascia ben sperare per prove più estese.

Vinile limitato a 269 copie.

(7.0/10)

Scheda: Ben Nash

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

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Luca Collepiccolo
Luca Collepiccolo (Album 2009)

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