E' passato quasi un lustro - un'era geologica in ambito rock - dall'esordio There In The Sun, non c'è più Francesco Frilli alla batteria ma Stefano Tamborrino, ma a parte ciò constatiamo intatte la convinzione e l'attitudine per ciò che è uscito vivo dagli anni novanta. Post, emo-core, tardo grunge, math-rock: i fiorentini Zenerswoon se ne sono evidentemente nutriti e non fanno nulla per nasconderlo, però vivono con intelligenza questi ascendenti, che pervadono ma non prevaricano il sound. In altre parole, tengono le redini della bestia conducendola con mansueta veemenza - se mi consentite - lungo nove tracce piuttosto ispirate.
Meglio le prime, oserei dire, ché nel finale di scaletta si azzardano cincischi psych non troppo a fuoco (la spersa Greta, l'estatica Then She Came) oppure più fragore che altro (Now What It Seems), laddove Selfish Man se la cava mesclando ballad uggiosa e turgore come talvolta abbiamo sentito fare a Mr. Lou Barlow. Di contro ci sono episodi come Spiders, febbricitante anello di congiunzione tra i migliori Foo Fighters e i Fugazi, una Her Flattery che spedisce Husker Du nell'alcova Mark Kozelek, oppure gli sfrigolanti spigoli di Tubchair, più o meno una mischia Polvo-Dinosaurs Jr e ho detto tutto.
Tolto un retrogusto nostalgico di cui non s'avverte il bisogno - troppo freschi e definitivi i nineties per meritarsi rimpianto - questo Frames è disco energico, fresco, teso e intenso. Di pronta beva.
(6.8/10)
Scheda: Zenerswoon
Pubblicazione: 01 Aprile 2009
File under: indie rock
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