Parallelamente e molto più soddisfacentemente rispetto a David Byrne (con il quale condivide la passione per la latinità), Arto Lindsay è l'artefice di una personale ricerca tropicalista, un aggiornamento in senso post-moderno (leggi: trita-mastica-tutto) degli stilemi di maestri brasiliani di Caetano Veloso e Gilberto Gil. Intellettuale dal passato radicale, ricco d'argute sperimentazioni deflagranti e rumoriste, l'ex DNA, approda, tra brillanti collaborazioni con pionieri trans-etnici del calibro di Caetano Veloso, lo stesso Byrne e Ryuichi Sakamoto (il quale ha ispirato il progetto a detta dello stesso musicista), al settimo lavoro solista e alla sesta prova dal taglio brasilero.
Benché abbia già esplorato molto in tal senso - dalla bossanova di Subtle Body alle commistioni più intellettuali di Mundo Civilizado e MoonChill (cheformavano la trilogia brasiliana), dalla sublime sintesi di Prize alla fusionpiù funambolica di Invoke - la classe e eleganza non lo abbandonano neanche in quest'ultima prova, tra scampoli di inventiva e ispirazione.
Sebbene dal vivo Lindsay continui a preferire una eccitante schizofrenia, sapientemente in bilico tra nevrosi e saudade (ad esempio, agitando la chitarra come protesi delle patologie moderne da ipercivilizzazione nel bel mezzo di una bossanova in portoghese, sfregiando apparentemente quella malinconia/nostalgia tipicamente meridionale), Salt vive di sobrie, talvolta prevedibili, marittime tranquillità, intrise tanto di malinconia malcelata e quanto di elettronica frizzante.
D'altro canto il format, opportunamente limato ed amalgamato, è ben collaudato: si ascoltino l'opening track Habite Em Mim, tra breakbeat, piano e elettroniche, oppure la delicata Kamo/Dark Stripe ornata dipercussioni, piano elettrico e chitarrino bossanova; niente di nuovo, beninteso, occorrerà arrivare alla terza traccia per cogliere il primo fiore all'occhiello del lavoro: Personagem si giova infatti di ottime partiture, ma soprattutto di un riff di chitarra trattato digitalmente che lascia secchi, cui s'aggiungono sofisticatezze ritmiche (sempre modificate al laptop).
Se le sincopate Twins (con accenni rumoristi) e Jardim di alma si muovono, insieme al trip-hop De lama lamina (con tanto di canto à la Tricky), su un versante appena più sperimentale, attraverso un'altra hit quale Combustive - andamento sambeggiante percussioni, pianola marittima, elettroniche ambientali - e la bella melodia di Make that sound, l'album giunge all'ultima, omonima traccia Salt; si tratta del brano più elettronico del lotto, in cui l'amalgama sonoro abbandona gli stilemi della canzone, galleggiando senza gravità tra gorgoglii digitali e percussioni arcobaleno.
Tirando le fila, l'album rappresenta un variopinto omaggio ai riti pagani del carnevale. Un'ideale preludio all'estate "globale" che ci attende.
(6.5/10)
Scheda: Arto Lindsay
Pubblicazione: 01 Gennaio 2004
File under: Avant Pop
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