Recensione
The Unfairground Kevin Ayers
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country-folk-pop Voti redazione e staff

Kevin Ayers

The Unfairground

Lo-Max

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Erano in pochi ad attendere un capolavoro dal nuovo album di Ayers. Solo i nostalgici meno smaliziati. Gli altri non si alzeranno dalla sedia per la standing ovation. Vero è che The Unfairground, confrontato con gli album più recenti (si fa per dire; l’ultimo, Still Life With Guitar, risale a 15 anni fa) dimostra un recupero dell’estro compositivo il quale però, ripulito di quelle bizzarrie psichedeliche che oggi non hanno più ragione d’essere, porge il fianco a una poco coinvolgente semplicità.

Only Heaven Knows, Baby Come Home, Unfairground sono l’Ayers lezioso e pop, adagiato su una morbidezza che gli anni potevano come minimo accentuare. Arrangiamenti con archi a cantare melodie risapute, spezie latine a ricordarci che il sole di una spiaggia è preferibile a una vecchiaia maledetta. Fa piacere alle orecchie la psichedelia della porta accanto di Cold Shoulder. Quando il discorso si fa appena più spedito e rock (Wide Awake) il nostro si rivela uno dei tanti cantautori di talento (e oggi è già molto). Tutto viene messo a tacere con una Run Run Run che non ci vorrà molto per dimenticare. Episodio più riuscito: Brainstorm. Intervengono alla festicciola: Phil Manzanera, Jeff Baron, Euros Childs, Gus Franklin, Graham Henderson, Isobel Knowles, Kellie Sutherland, Bill Wells, Wyattron, Dave McDonald, Luca Cantucci. Ripescato in sala di registrazione Hugh Hopper, Ayers dovrebbe tornare a circondarsi degli Allen, Oldfield, Coxhill ecc. per sperare in un ritorno che coinvolga i più disillusi. Ma forse i tempi sono cambiati, per tutti.

(6.5/10)

Scheda: Kevin Ayers

Pubblicazione: 01 Settembre 2007

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