Recensione
Cosmic Patriot Dan Zimmerman
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folk blues Voti redazione e staff

Dan Zimmerman

Cosmic Patriot

Sounds Familyre

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L'uomo è di quelli strani, figlio incredibile d'un Paese scellerato e meraviglioso, percorso in lungo e in largo nei sessanta e rotti anni di esistenza terrena da Mr. Dan Zimmermann, dalla California all'Arizona, dall'Oregon al New Jersey, dove infine grazie ai buoni uffici di Daniel Smith della Danielson Famile ha concretizzato un'attitudine covata dai tempi di Elvis e lasciata macerare tra vicissitudini parecchio randage.

Prima del contratto con Sounds Familyre, il buon Dan ha avuto modo di covare meditazioni filosofico/esistenziali nonché di affinare l'estro pittorico, talento che può constatare chi assiste ai suoi concerti, durante i quali le sue suggestive raffigurazioni vengono proiettate sullo sfondo a mo' di light show. Questo Cosmic Patriot è il terzo album solista, quasi un decennio dopo Great Small (Sounds Familyre, 1999), ed è opera carezzevole e intensa, colma di sguardi da hobo saggio senza alterigia, di sentenze e profezie che non perdono la tenerezza, suonate come potrebbe un fratello parecchio stagionato che si è fatto la storia del pop-rock più o meno tutta intera, restandone ai margini, ovviamente sul lato americano del marciapiede.

Ragion per cui quella voce chioccia e generosa da baritono stradaiolo si aggira tra ballate folk blues asperse gospel, soul e vaga psichedelia, coprendo in maniera ondivaga ma piuttosto puntuale l'arco emotivo/espressivo che va - poniamo - dai Crazy Horse più beceri (Lost My Technique) ai palpiti Tim Hardin (Steady Plodder). Nel mezzo capitano ballatine Hazlewood illanguidite Tindersticks (Everyday In My Heart), rumbe stregate da ipnosi cameristiche (Silence Is A Golden Mountain) oppure tentate da fregole tex-mex tipo Lanegan strattonato dai Calexico (Twilight Romance), per non dire delle ugge Roy Orbison felpate Lambchop di Lonely Way, del country-blues circa Tom Petty di Symbols In This World o dello sdrucciolare jazzy vagamente Tim Buckley di The Thing Itself.

Archi, organini e fisarmoniche come le quinte di una pantomima arguta e struggente, bassi e contrabbassi a riempirti l'addome di spessa tensione, chitarre che non disdegnano il graffio e lo spasmo, il sospetto di uno scherzo freak sempre dietro l'angolo: Cosmic Patriot è un disco che non sembra vero eppure ci credi, proprio come il suo autore.

(7.0/10)

Scheda: Dan Zimmerman

Pubblicazione: 01 Aprile 2009

File under: folk blues

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