Recensione
Director's Cut Rechenzentrum
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Elettronica Voti redazione e staff

Rechenzentrum

Director's Cut

Mille Plateaux

Un’evoluzione quasi matematica porta i Rechenzentrum alla realizzazione del terzo album. Matematica perché chi conosce il teutonico trio dagli esordi non mancherà d'avvertire il sapore di “somma algebrica” nelle trame della nuova fatica, Director’s Cut. Terzo album quindi, non il migliore da una punto di vista prettamente musicale (forse le Peel Session hanno qualcosa in più), ma sicuramente il più innovativo da quello audio-visivo globale. Director's, infatti, oltre al consueto cd audio, presenta altresì una versione dvd nel quale le musiche sono accompagnate da un filmato ad hoc curato da Lillevän. Non ci occuperemo in questa sede della parte visiva, piuttosto svolgeremo la critica limitatamente all'analisi del mondo sonoro e, tornando ai concetti algebrici sopracitati, iniziamo coll'affermare che, a nostro avviso, il trio, partito all’insegna della minimal techno, ha sterzato a novanta gradi con le Peel Session - che rallentano le danze tanto da far calar il sipario dell'ambient - per giungere ora, come un copione studiato a tavolino, alla compenetrazione. Una sorta di quadratura del cerchio che rende il sound di Director’s Cut colorato e pastoso, proprio come se i lavori precedenti fossero suonati contemporaneamente e, a conti fatti, la scelta sembra essere, a primo acchito, azzeccata.

La cura per i sample, la loro rotondità e stratificazione, rappresenta il fattore più interessante dell’operazione: ascoltando l’album, specie nella prima metà, la sensazione è che ognuna delle creature soniche, che si sviluppano nei nostri padiglioni, sia l’equivalente del buon vino per il palato, tuttavia è la regia, il modo con cui viene somministrato l'alcolico che evidenzia alcuni dei limiti che inficeranno la degustazione. Proprio come s’era affermato nei riguardi di Vert, il talento si perde nell’artigianato e nell’amalgama di suggestioni acquisite al supermarket elettronico.

Seppur nella memoria s’imprimono le liquefazioni quasi tattili di Lye, traccia elettronica tra le migliori di quest’anno, non risultano altrettanto calibrati gli inserti dub e twang appena accarezzati di jazz di Tiefenschaerfe e Slate, appunti presi a lezione dai Labradford/Pan American che qui assumono un’eterea incompletezza e forse, proprio per questo, si consumano senza lasciar traccia, in un groove da “Buddha Bar”. Più convincenti gli inserti analogici ad opera di Nelson Reshoot: sia nella traccia al calor di fiamma jazz che porta il suo nome (Vert la prossima volta prendi da qui le fila del discorso ndr.), sia in Projektor, proposta in salsa Steve Reich, tuttavia, giunti ai densi e ritmici momenti di Benshi, s’intuisce che, passata la boria panamericana, si passa di buon grado a quella di casa Mouse On Mars, percorso obbligato - pare - per molti musicisti tedeschi. La traccia non aggiunge nulla al sound del duo di Düsseldorf, eppure s’inserisce perfettamente nel clima lounge che i Rechenzentrumen mal celano dietro a un velo da intellettuali vestiti da gheisce bioniche. Synchron, intinge ancor di più il biscotto nel caffè preparato da Jan St. Werner al quale aggiunge un cucchiaino di zucchero minimal chicago house e un altro di glitch (e ci viene da aggiungere: or die!). Con i ritmi à la Shaft di Paramount (di cui abbiamo esempi migliori nell'arte dei Sack Und Blumm) vale il detto "mai lasciar la vecchia via per quella nuova". I Nostri non si oppongono, confermandoci che il buon vino di Lye ha lasciato il posto all’acqua "sirigata", ovvero, alla sterile citazione. Happy End conclude con un glitcciando a più non posso che, di questi tempi, è come dire: “Hey Boh ...una birra”.

Dunque un lavoro che non presenta novità particolari, ma spesso quel niente è suonato egregiamente. Per cui un album ideale per le serate cocktail bar del 2000 anche se pochi sono gli attimi dove la musica in esso contenuta cattura l’attenzione del brillo bivaccante post-lavorativo.

Director’s Cut è la colonna sonora di un film proprio come l’avrebbe voluto il regista tuttavia, senza avere quella pellicola davanti agli occhi, la percezione è di avere nelle cuffie una raccolta di cortometraggi di qualche giovane talento emergente che ancora s'aggrappa allo stile, ben più riconoscibile, dei maestri.

(5.5/10)

Scheda: Rechenzentrum

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

File under: Elettronica

Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2003)

Rss
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