Giunti all’esordio discografico per la Load-Up Records (divisione della Red House Recordings) soltanto nell’ottobre 2003, i Quinto Stato nascevano quasi dieci anni fa - nel '94 - anche se la formazione definitiva si è assestata soltanto nel 1997. La line up tutt’ora comprende: Giovanni Fanelli alla voce e al basso, Alessandro Adamo e Simone Finardi alle chitarre e Mirco Mantovani alla batteria.
L´omonimo album, pubblicato in co-produzione tra Giorgio Canali ed i Quinto Stato per le tracce 3 e 5, e tra Devid Lenci e la band per il resto del disco, si compone di dieci brani per un totale di trenta minuti. È un album conciso ma non di meno efficace che trova un solido equilibrio nelle giustapposizioni tra le chitarre di Adamo e Finardi, da una parte, e nei testi morbosi e concettuali di Fanelli dall’altra, con il basso ad insinuarsi sinuoso e la batteria a tenere adeguatamente il tempo.
Adamo e Finardi potrebbero essere considerati gli Ash Bowie e Dave Brylawski italiani, ovvero, la versione nostrana dei quei magici musicisti post-Sonic Youthiani che furono i Polvo.
Proprio come i "cugini" di Chapel Hill, la loro intesa è sempre coinvolgente, senza mai una caduta di tono, segno di una rodata esperienza dal vivo ma anche di una amicizia altrettanto forte. Ne sono fulgidi esempi: I Soliti Fischi, il brano d’apertura, sudario di note come nervi scoperti; ultimissima, che si consuma tra riff sanguinanti e dilatazioni perfettamente calibrate; e e-bow, la migliore del lotto, ballata che in poche note cristalline libera tutta la carica emotiva legata all’abbandono.
I testi non sono da meno*: un’altalena di cortociruiti semantici, humor alla Cristina Donà e sinuosità alla Marlene Kunz che fanno di Fanelli un buon leader che tuttavia dovrebbe emanciparsi maggiormente dai cliché indie rock italiani.
Nel complesso quello dei Quinto stato è un esordio molto promettente che conferma sia la bontà dei musicisti, sia l'ottimo lavoro di engeneering e produzione che confermano gli studi di Lenci, (giustamente soprannominato The Prince), il miglior luogo dove registrare un album di rock chitarristico (si ascolti anche l'esordio dei Red House Blues, il gruppo del produttore).
* in sostanza, sono d'accordo con Massimo Padalino quando affermava, sul Blow Up di ottobre 2003, che troppa simbolicità - io dico concettualità - fa male all'arte.
(6.6/10)
Scheda: Quinto Stato
Pubblicazione: 01 Gennaio 2003
File under: Rock
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