Il battage pubblicitario che ha spinto Peaches nel 2003 ce l'ha mostrata a gambe aperte su Wire e ad ascelle spalancate su URB. A me non sembra una cosa divertente (preferisco sicuramente Kylie Minogue o Britney Spears). Non mi sembra nemmeno divertente Fatherfucker, il suo secondo disco, ed aspirante alla palma di lavoro peggiore dell'anno.
Difficile peraltro chiamare disco questa collezione di tracce dove Peaches snocciola una volgarità dietro l'altra ("I Don't Give A Fuck, I Don't Give A Shit", "Stuff Me Up", e cosi' via) sulla base di una elettronica che aspira al minimalismo dei Suicide o all'ossessivita' dei primi Nine Inche Nails ma ne risulta essere solo una copia da scuola elementare. C'e' veramente poco da raccontare a livello musicale. Sarà un problema mio, ma ciò che molti colleghi trovano esilarante in Fatherfucker, a me pare soltanto tristemente ridicolo, con l'aggravante di una approssimazione creativa imbarazzante e di una qualità sonora meno che mediocre, quasi telefonica.
Peaches offre a miriadi di critici il pretesto di eccitarsi per la più scontata iconografia pop con l'illusione di rimanere ancora tra le braccia dell'underground. Quasi peggio di chi si arrovella per trovare l'arte tra i brani di MTV e tra i tre film di The Matrix. A me quello della povera Peaches appare soltanto come un pietoso tentativo di far parlare di sé a fronte di una totale assenza di idee musicali. Se a Peaches dessero la chance di diventare la prossima Jessica Simpson manderebbe affanculo The Wire in tempo zero.
Peaches e i critici che la incensano aspirano a cantare l'infinita vanità del tutto. Peccato che entrambi non conoscano nemmeno il significato di quell'espressione.
(3.0/10)
Scheda: Peaches
Pubblicazione: 01 Settembre 2003
File under: Electroclash
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