Con “He Has Left Us Alone…” erano apparsi come una versione più minimale, cameristica e oscura dei GYBE!, con “Born Into Trouble…” le ambientazioni si erano fatte improvvisamente più epiche, torreggianti e chitarristiche.
Con “This Is Our Punk-Rock” (un titolo che è tutto un programma) i Silver Mt. Zion cambiano ancora direzione e ci propongono un album dai toni solenni e roboanti, che non fa alcun mistero di voler ambire ad una sintesi tra i barocchismi del prog più evoluto, l’orchestralità di stampo neoclassico e persino una certa componente world-folk che richiama Peter Gabriel, o il Philip Glass della colonna sonora di Koyanisqqatsi.
Prendendo le mosse da una litania vocale con reminiscenze africane (!) eseguita da un coro di 20 elementi, i quattro lunghi brani del disco attraversano scenari di suono fascinosi e multiformi, ora spingendo l’acceleratore su orchestrazioni dal fortissimo impatto cinematico (si ascolti l’incedere impetuoso e melodrammatico della prima traccia), ora decelerando in passaggi stretti e impervi ai limiti del minimalismo, ora percorrendo tunnel bui dove o scorrere incessante di piano e archi crea visioni di tenebra, ora infine distendendosi su rettilinei melodici ai confini del cantautorato, con una voce solista che si staglia dolorosa e imponente nel paesaggio apocalittico circostante.
A tratti davvero emozionante, a tratti forse un po’ sopra le righe a causa della troppa carne messa al fuoco, la “musica totale” di This Is Our Punk-Rock supera definitivamente l’idea di post-rock e crea una circolarità piuttosto sorprendente con i grandi concept album del prog anni ’70, qui neanche tanto velatamente citato nella pomposità di certe orchestrazioni e nel ricorso a soluzioni strumentali ben poco americane. I Genesis degli anni Duemila? Ai posteri l’ardua sentenza.
(7.5/10)
Scheda: Silver Mt. Zion Orchestra
Pubblicazione: 01 Settembre 2003
File under: Folk Post
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