Due le domande che è lecito porsi a proposito di questo libro. La prima: quanto è importante la questione dell'autenticità per gli appassionati di pop(rock)? Molto, a giudicare da quanto viene presa a metro di giudizio nelle recensioni e nelle diatribe che infiammano regolarmente i forum. La seconda: è un caso che qualcuno abbia avuto l'idea di scriverlo oggi e non - poniamo - quaranta anni fa quando la questione era già all'ordine del giorno? Forse no.
Forse l'autenticità è un dilemma che pervade più aspetti del vivere di quanto non sia mai stato, ci attende al varco in ogni momento, mediando la percezione di base, annidandosi nella catena dei pensieri che riteniamo più nostri, scavando tunnel insidiosi nella terra su cui poggiamo fiduciosi piedi. Ragion per cui questo Musica di plastica (titolo originale: Faking It) scritto a quattro mani dal filosofo e compositore londinese Hugh Barker e dal musicologo chicagoano Yuval Taylor, cianciando di pop in senso ampio (blues, folk, rock, disco, wave, hip hop...) dal punto di vista della produzione e della fruizione, finisce per sondare il denso e complesso rapporto tra i media e noi, che ai media dedichiamo sempre più energie, conformandoci ad essi nei più insospettabili modi.
Ne esce un affresco che, tra paradossi e rivelazioni, tra miserie ed eroismi, abbraccia John Mississippi Hurt e Kurt Cobain, Elvis Presley e Diana Ross, Neil Young (protagonista di un capitolo che sfiora l'agiografia, ma come biasimarli?) e Moby, Ry Cooder e John Lydon, con inevitabili accenni a personaggi di contorno - si fa per dire - quali Mick Jagger e Malcolm McLaren, Giorgio Moroder e Ibrahim Ferrer, Lennon e Frank Sinatra, Paul Simon e Nick Cave. Alla fine del quale esci con la sensazione che il nodo non sia stato sciolto, che il dilemma si ripresenterà sempre e ancora perché l'autenticità (o l'inautenticità, se preferite) non conosce altra unità di misura che l'importanza che siamo disposti a tributarle secondo i casi e le situazioni. Certo, meglio essere consapevoli di quanto sia facile farsi gabbare quando i parametri in gioco sono tanto aleatori, con l'esperienza accumulata in quasi un secolo dall'industria discografica, tenendo in debita considerazione che gettare l'acqua sporca e il bambino può essere un esercizio di mediocre masochismo.
Forse per esprimere il succo bastava un articolo lungo, ma la lettura scorre godibile, condita da anedottica intrigante e chiose acuminate.
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