Recensione
Dirty Bomb Filastine
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fragment hip-hop Voti redazione e staff

Filastine

Dirty Bomb

Soot

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Sembra stare al mondo per simbolizzare il villaggio (post) globale, Grey Filastine: nato a Seattle, risiede attualmente a Barcellona, ma la sua è un’attitudine da eterno giramondo. La quale finisce, inevitabilmente, per influenzare questo suo secondo lp, in cui coabitano Arabia e Bollywood, dubstep e baile funk, tecnologia e tribalismo. Che esso veda la luce per la Soot, etichetta di DJ/Rupture, offre ulteriori conferme circa l’assenza di frontiere geopolitiche e mentali che si respira in questi quarantotto minuti. Al loro posto troviamo una vitale urgenza di raccontare - e denunciare - cosa accade nel mondo, scegliendo di volta in volta il panorama sonoro più coerente all’insegna del meticciato stilistico.

Non fosse troppo spesso appesantito da tracce strumentali che faticano a trovare autonomia (eccezione gli archi “falsi” dell’apertura Singularities, l’ipnotica Blung e la Spagna orrorosa raffigurata da The Sinking Ship) di Dirty Bomb andrebbe senz’altro consigliato l’acquisto. Così non è e purtroppo spiace, perché quando la messa in scena è ben focalizzata, Filastine ostenta idee che buona parte dei colleghi può sognare: in Con Las Manos En La Masa un loop sudamericano funge da sfondo al rap efficace dell’argentina Malena D'Alessio e From The South To The West... sparge paranoia orientaleggiante; Fitnah è un flamenco mutante e Hungry Ghosts conduce il two-step lungo allucinate camere d’eco. Ben vengano comunque dischi come questi, perfettibili contributi al dibattito sull’estetica del frammento. Nel bene e nel male, s’intende.

(6.5/10)

Scheda: Filastine

Pubblicazione: 10 Marzo 2009

File under: fragment hip-hop

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