Recensione
Steps Of A Long Run Methel & Lord
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Jazz-Rock / Prog Voti redazione e staff

Methel & Lord

Steps Of A Long Run

Point Of View

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Quattro anni fa, quando è apparso alle stampe il loro esordio, Pai Nai (Point Of View / CNI, 2003), sono stati considerati una rivelazione della musica indipendente nostrana. In questi casi ci si aspetta una conferma, almeno secondo le abitudini della produzione-distribuzione discografica. E invece, con grande sorpresa di tutti, il duo romano Methel & Lord, ha atteso quattro anni prima di rifarsi vivo. Una lunga pausa che non ha scalfito le ottime idee della band, ritornata sulle scene con un album che, anche stavolta merita attenzione e (perché no?) anche rispetto.

Gianmarco Carlucci e Sergio Erasmo Ferrari ritornano sulle scene accompagnati dal solito numeroso manipolo di musicisti, con un sound ancora più inafferrabile che in passato e un’attitudine veramente indipendente. Teatrali, sprezzanti verso tutto ciò che è semplice e facilmente consumabile, i due musicisti romani sfornano otto tracce che parlano il linguaggio della complessità, con una matrice inconfondibilmente jazz-rock, ma continuamente messa alla prova da idee e soluzioni musicali rocambolesche e un linguaggio volutamente criptico e maccheronico. Steps Of A Long Run è un album che, come il suo predecessore, unisce elettronica, jazz e rock travestendosi di grottesco.

La dimensione teatrale è senz’altro il punto di forza di questo duo, che dal vivo (a detta di chi ha potuto assistere a qualche loro show) si fa accompagnare da una decina di musicisti e attori, si intravvede anche su disco, grazie alla particolare maniera di giocare con gli stereotipi e di interpretare i testi. E allora ecco che la fusion di Escape From Insignificance si trasforma in un teatrino di marionette digitali e il jazz di Gnu & Gna diventa una specie di musichetta da video game psicopatico. In questo contesto, ballate intense come Maybe e Washed Untrue e brani d’atmosfera più canonici come Dear Toby e Grandfather (irresistibile la coda con la citazione in stile “carillon” da le Quattro Stagioni di Vivaldi) quasi sfigurano per la loro “seriosità” e orecchiabilità, non sono certo da meno in quanto a raffinatezza compositiva. Dissacranti, musicalmente eversivi, psicotici. I riferimenti ad “improvvisatori involontari” come gli Switters ci sembrano d’obbligo.

(7.2/10)

Scheda: Methel & Lord

Pubblicazione: 01 Gennaio 2009

File under: Jazz-Rock / Prog

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