Li aspettavamo con ansia e non ci hanno deluso. Il comeback degli attesi Psychic Ills inizia con un reiterato drone di didjeridoo e poi comincia a smuoversi sull’onda di una sommessa percussività. Solo al terzo minuto entra in circolo una spirale di basso ellittica che segna giocoforza non solo lo sviluppo della lunghissima traccia iniziale Mantis, ma anche tutto lo snodarsi dell’album e la stessa evoluzione stilistica del quartetto di stanza a NY.
La matrice di base è quella apprezzata in Dins e poi nella raccolta Early Violence: space-rock d’ascendenza Spacemen 3 ma incline qui alla trascendenza via jam psichedelica che si fa fumosa, evanescente, ascetica, mantrica. Materiale che provvede a spostare indietro nel tempo i propri referenti e nello stesso tempo verso oriente la riuscita: dalla psichedelia pesante inglese – metà shoegaze MBV, metà Loop/Hair & Skin Trading Company – alle disidratate visioni desertiche di 13th Floor Elevator/Red Crayola, con pesanti infiltrazioni di orientaleggiante spiritualità (semi)mistica.
Riverberi di synth e stratificazioni chitarristiche, echi e delays, vuoti pneumatici e crescendo etnico-mistici forniscono quello slittamento altro che ci fa apprezzare in pieno la maturazione dei Psychic Ills.
(7.5/10)
Scheda: Psychic Ills
Pubblicazione: 01 Gennaio 2009
File under: freakedelia shoegaze
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