Recensione
Fake French El Guapo
Cover image
Wave, Avant Voti redazione e staff

El Guapo

Fake French

Dischord

Bookmark and Share Gallery

Ian McKaye dei Fugazi in un’intervista definì gli El Guapo come un gruppo dalle mille idee che vanno in mille direzioni diverse: questa è l’esatta sintesi di Super/System (dell’anno scorso). Tutti i pregi e i difetti di quell’album erano racchiusi nel pensiero del mentore della Dischord, quell’opera era un calderone d’intuizioni impressionante, ma spesso la collisione, il disordine saltava spesso all’orecchio, troppa foga, troppa voglia di fare tutto e subito.

In Fake French le cose sembrano ridimensionarsi. Il baricentro è sempre lo stesso (Kraftwerk, Suicide, Devo e new wave), ma ora si ha l’impressione che le mille idee accennate da McKaye non vadano più in tante direzioni diverse, ma hanno voglia di incontrarsi, di confluire, di seguire un unico itinerario. L’inizio è qualcosa che lascia senza fiato: Glass House e Just Don’t Know sono esemplari rari di dancefloor intelligente, roba che renderà felici sia il darkettone di turno che lo studentello con l’occhialino intellettuale. In certi casi, sembra che l’ombra lunga dei Suicide (molto presente nel precedente disco) faccia posto a quella più groove glaciale dei Kraftwerk di The Man Machine (Underground), ed allargando il proprio spettro sonoro ad influenze prima inimmaginabili (vedi la follia Zappiana di I Don’t Care e l'intrigante connubio tra C.S.N. & Y. e Beach Boys corretti a drum machine di "Space Tourist"), tutti presupposti che, oltre a presentarceli in perfetta forma, lasciano intuire intriganti prospettive future. Anche se il sottoscritto non ci credeva affatto, i tre Guapi sono riusciti a ripetersi senza copiarsi.

(7.0/10)

Scheda: El Guapo

Pubblicazione: 02 Aprile 2003

File under: Wave, Avant

| Archivio
Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2003)

copertina pdf #91