È probabile - e, ci tengo a rimarcarlo, dico probabile - che la qualità dei dischi dei Calla sia decresciuta in valore a partire dall'omonimo esordio. Il loro secondo cd - Scavengers - subiva forse troppo le intrusioni in sede di regia del grande "guru" Michael Gira; esso segnava però una svolta nelle strategie sonore del gruppo definendosi come iniziale tappa d'avvicinamento ai metodi della forma canzone più involuta e concettuale (sebbene non poi così distante dal solipsismo creativo degli esordi).
Televise conduce finalmente tutti i fans del gruppo texano ad una visione compiutamente "pop" del complesso mondo poetico dei Calla, solitaria e traumatica terra di nessuno interiore. La voce di Aurelio Valle media, in Strangler (l'opening track), il Robert Smith dei medi 80 - gli album psichedelici dei Cure o se preferite, Wish - con certe appena più tarde malinconie pop da shoegazers (vedi primi Ride). L'influenza dei Joy Division e di quella quiet disperation anglosassone così profondamente loro (nella ultima svolta "pop", soprattutto) sembra essere ancora determinante per i nostri. Ed è ciò che accade in Pete The Killer, pagina pregna d'un afflato lirico depresso e melancolico dove persino certe dilatazioni psicotrope alla Spiritualized trovano posto.
Altrove aleggiano gli umori più acidi delle lisergie anni 60: Customized - complice l'uso dell'echoplex - abusa d'effetti stranianti (ad imitazione dei nastri "rovesciati" di tanta psichedelia britannica sixties) e li integra perfettamente in una sorta di talking song per l'era del post trip hop. Stupenda è anche Quick As It Comes, vicina - nell'incipit maggiormente - alle svenevolezze della Hope Sandoval solista. E forse, almeno in questo caso, non sarebbe scorretto parlare di dream pop iperdepresso. Aurelio Valle, Wayne B. Magruder e Sean Donovan hanno saputo far loro l' "espressionismo" dark dei Joy Division costruendo, su tali presupposti armonici, una forma sonora tanto austera quanto comunicativa (in tal senso, fra i suoi capolavori, il disco annovera la coda strumentale di Carrera). Chiudono il lavoro due perle del calibro di Televised e Surface Scratch: esercizio d'incalzante e mobilissimo hard rock evoluto ed emotivo la prima (con inflessioni, anche qui, psichedeliche); dolce e tremula ballata sospesa fra luce ed ombra la seconda.
Non estranea ad eventi di pathos intenso e trattenuto alla Big Star, l'arte dei Calla consiste sempre più nel mediare gli stili pop depressivi degli 80 dark con quelli sixties psichedelici. Il gruppo tiene perciò pienamente fede a ciò che promise quando ancora si chiamava Factory Press.
(7.0/10)
Scheda: Calla
Pubblicazione: 01 Gennaio 2003
File under: Indie rock
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