Abbiamo già avuto modo di notare come, tra le tante manifestazioni del Pollard-pensiero, quelle che portano il suo nome di battesimo, siano le più scadenti. Rieccoci alla riprova delle nostre supposizioni, grazie all’uscita quasi parallela dell’ultimo e più che soddisfacente Circus Devils e di questo The Crawling Distance, a firma del Nostro. La prima impressione che si ha ascoltando i due dischi è che l’autore principale non sia per niente lo stesso. Lo sbiadito e insipido pop-rock, leggermente “sporcato” negli arrangiamenti, a metà tra i Dinosaur Jr.e i R.E.M., del Pollard solista non ricorda, se non molto lontanamente, né il passato dei Guided By Voices né il presente dei progetti collaterali del musicista statunitense.
Troppe le banalità e la retorica pop per farlo apparire un disco credibile. L’attenzione è tutta concentrata su linee vocali melodiose, arrangiamenti semplici ed essenzialmente relegati al sostegno armonico e un uso della forma canzone che, seppure minimamente esplorata nelle sue possibilità, non sconfina mai oltre le strutture stereotipate. Qualche volte ci si spinge fino al punk rock annacquato di By Silence Be Destroyed, ma a prevalere è quasi sempre un atteggiamento più soft, che non risparmia episodi al limite della decenza, robaccia da radio ultra-generalista come Imaginary Queen Anne. Neanche le fluttuanti melodie di una ballata raffinata come No Island o i toni cupi e darkeggianti di On Shortwave riescono a salvare la barca dal naufragio.
(4.8/10)
Scheda: Robert Pollard
Pubblicazione: 01 Febbraio 2009
File under: Lo-fi Pop-Rock
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