Recensione
Seafarers Music Will Oldham
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folk rock Voti redazione e staff

Will Oldham

Seafarers Music

Drag City

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A distanza di un anno più o meno esatto dall’eccellente Master And Everyone, Will Oldham torna e batte due colpi al portone. Due lavori diversi, diversissime le finalità, identica la vicinanza al cuore della questione. Quel rivangare pulsioni e storie e immagini, quel tastare sul polso del presente un battito antico e senza fine.

Il primo - questo Seafarers Music - è un ep di quattro tracce strumentali – quasi solo chitarra acustica, spunta appena un brusio di basso e un’evanescenza di synth - concepito quale soundtrack per un documentario antropologico di Jason Massot. Arpeggi tra il sanguigno e lo spettrale, al limite del drakeiano (nel senso di Nick), sospesi in un soffio caldo. Temi reiterati fino al bordo dell’ossessione, impossibili da consumare perché nati già impalpabili. Sguardi rapiti nella densità di luce rappresa, il fruscio della vita nella dimensione accanto, tanto vicina da sfuggire, tanto silenziosa da suonare irreale.

Lo stile di Oldham è strano e austero, come se giocasse a dissimulare irrequietezze domate a fatica, che si rivelano nelle improvvise vibrazioni, tanto più toccanti quanto più sgraziate, tanto più attuali quanto meno afferrabili. Un John Fahey prosciugato di riverberi e fantasmi, il Jim O’Rourke di Bad Timing panato di polvere e disincanto. Lunghe (o sembrano solo tali?) progressioni attraverso modalità di scoperta esistenziale, un tedio avvolgente, ipnotico, dilettevole.

Ottimo da mandare in loop nei momenti di scissione psico fisica, quando pulsioni e impegni raggiungono uno stallo sognante o magari sei in strada e non è così male dimenticarsi per dove.

(6.9/10)

Scheda: Will Oldham

Pubblicazione: 01 Gennaio 2004

File under: folk rock

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