In seguito alle oscure e fittissime uscite degli ultimi anni - tra cui ricordiamo lo split coi Black Dice del 2001 e Dread, il primo LP prodotto in quello stesso anno dalle etichette di Olson e Dilloway in tandem - e alla partecipazione alla fondamentale compilation del 2002 chiamata If the Twenty First Century Didn't Exist It Would Be Necessary To Invent It (con il brano Cut The Dog), i Wolf Eyes licenziano questo EP grazie alla Troubleman, etichetta del lungimirante Mike Simonetti spostatasi in pochi anni dal post-punk creativo degli Shotmaker a gruppi diversi per intenti ed estrazione (come gli avant-rockers ABCS o le eroine neo-new wave Erase Errata).
Sin dalle prime note, Dead Hills emana un olezzo di morte: lo scenario è quello di una qualche cloaca putribonda abitata da un formicaio extraterrestre dove compare, a sommi tratti, l'attitudine "materica" che rese pregevoli i Mnemonists.
Considerati gli svariati cicalecci e versi che si respirano minuto dopo minuto in quello che si configura come un abisso siderale caratterizzato da un'intensità "cosmica" crescente, potremmo addirittura pensare a degli Animal Collective post atomici. Le tinte sono quelle dell'inferno bosch-iano: il giudizio è già compiuto, la dannazione è eterna. Il climax, giocato sulle sincopi dei bassi analogici rubati al ghetto e le urla indicibili di Young, prende una piega differente nella seconda traccia, meno criptica e a suo modo più ammiccante: di fatto è un sabba dalla crescente tensione che, invece di esplodere, si dilegua come in un qualche spaventevole rituale satanico. Dead Hill 2 - secondo chi vi scrive - rappresenta una preziosa e mirabile sintesi: la risposta definitiva del combo alla rigidezza dei Pan Sonic, ma altresì una fucina dove Swans, Throbbing Gristle e i due finnici autori di Kesto convivono armoniosamente (sempre che la parola armonia si possa usare in questo contesto). La terza e ultima puntata della saga - Rotten Tropics - non farà altro che sciogliere con furbizia i vagiti à la Genesis P. Orridge (che dei Gristle era l'urlatore) del precedente brano in una melma putribonda scandita da rintocchi di basso e da marci cigolii.
Sorta di inferno dantesco in tre gironi, l'EP rappresenta lo stato dell'arte nell'emergente scena noise americana (Dead Hill, Dead Hill 2, Rotten Tropics). La sua importanza consiste non tanto nel giocarsi la carta di una esperienza d'ascolto estremo, quanto la rappresentazione della sopravvivenza del suono. Suono che ci divora implacabile come le astronavi di Space Invaders, che avanza senza pentimento come i laser di Defender. In definitiva: un sound del Post Game Over.
(7.5/10)
Scheda: Wolf Eyes
Pubblicazione: 01 Gennaio 2003
File under: Noise
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