Recensione
Self Titled Black Forest / Black Sea
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Avant Gothic Voti redazione e staff

Black Forest / Black Sea

Self Titled

Secret Eye

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Il debutto del progetto Black Forest Black Sea non è effettivamente molto distante dal caratteristico sound della formazione in cui militava precedentemente il duo Alexander/Goldberg (gli Iditarod).
A parte l’onnipresenza del violoncello e gli umori più flebili e sinistri delle trame, la firma è tanto riconoscibile quanto regredita in una sorta di lo-fi: di primo acchito, brani come Blackbird On Gray Sky o Beautiful Here, entrambe scarne ballate di maniera, piuttosto che una nuova e compiuta realtà sembrano provenienti da un qualche progetto collaterale e/o minore del gruppo autore di River Nektar. Tuttavia quando un oscuro vento mosso da effetti radio ed elettronici inizia a spirare da ponente inserendosi nelle arzigogolate improvvisazioni, la direzione melodica sembra infrangersi contro un’urgenza esplorativa di natura ambientale, acquisendo in tal modo una piega cosmico-macabra, come una sorta di Penguin Café Orchestra intrappolata in qualche girone dantesco.

Un po’ come accadeva in brani degli Iditarod come Raga(in D#) o Dictation and Transcription, la melodiasi scioglie lungo armonie che s’intrecciano e s’inabissanolentamente attorno a suoni concreti o innaturali quali disturbi,radiazioni e crepitii, stavolta senza espedienti orientaleggiantie con maggior abbandono. Non c’è dunque trance, maun piano sequenza d’insieme, dove il sinistro s'annida disguiscio proprio come in un quadro di Luigi Presicce, con tantodelle sue più classiche visioni notturne della foresta nera.

I bozzetti si compongono di refrain chitarristici – a volte ariosi, a volte malinconici, spesso indolenti – su cui s’appoggiano le sobrie (ma ignave) improvvisazioni dell’arco, con una strumentazione di contorno a spargere cenere sul campo; se a guadagnare è l’immediatezza, proprio come una buona jam degli Hash Jar Tempo (Sevastopol, Middle Song e Sunday Market), a perderci la visione d’insieme (Blackbird On Gray Sky, Banjo Song).

Tutto sommato, nonostante le buone intuizioni, l'album rappresenta più una raccolta di session su una flebile traccia che un lavoro compiuto. Considerato che è fuori catalogo, non c’è alcun motivo urgente per procurarselo

(5.5/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2003)

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