Recensione
Jun Ray Chang Song Asa Chang
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Asa Chang

Jun Ray Chang Song

Leaf

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Jun Ray Chang Song, uscito nel 2002 per l’etichetta Leaf, ripropone materiale di due uscite precedenti disponibili per il solo mercato giapponese. È di fatto una raccolta di brani diversi tra loro, accomunati da un ricerca particolare che può essere ricondotta a una rivisitazione della musica per teatro classico giapponese. Hana, la traccia d'apertura, s'ispira all'idea di Zeami, un teorico del teatro del '600, per il quale ogni rappresentazione doveva coincidere con l'idea di un fiore (l'hana), meraviglioso e unico, che va mutandosi e consumandosi sotto gli occhi di chi lo guarda, ma non si riproduce mai in modo perfettamente identico. È proprio questo aspetto di ipersensiblità a qualunque cambiamento d'ambiente, a trasporsi a livello musicale grazie ai repentini e marziali moti accelerativi e decelerativi delle percussioni, aspetto doppiato dalla declamazione vocale. La caducità del fiore si identifica col motivo circolare per archi e evoca l'immagine di una scena nota nei cartoon giapponesi: una foglia che cade al ralenti tra la pioggia fendente. La magia di Hana non risiede soltanto in una riproposizione fedele della tradizione, ma soprattutto in un suo aggiornamento alla fruizione moderna nonché in una sua fusione con tradizioni differenti.

Asa-Chang percuote le pelli dei bonghi suonandoli come se fossero delle tabla (nello stile indonesiano del Dandud), disturba con ronzii elettronici il motivo dei violini e soprattutto trasforma una musica nata per accompagnare una rappresentazione scenica in un evento sonoro che cattura l'attenzione di per sé, e questo avviene soprattutto grazie a una melodia (data principalmente dagli archi) e a soluzioni timbriche ricercate e accattivanti. Anche dal punto di vista delle fusioni indio-nipponiche, alle quali il musicista farà ricorso durante gran parte dell'album, abbiamo precedenti storici: alle origini del teatro No, una marcata e declamatoria ritualità delle cerimonie "kagura" (divertimenti degli dei) si combinava ai generi di spettacolo ispirati alle rappresentazioni del culto buddista. Quest'ultime erano state importate nel continente amalgamandosi alla perfezione, tanto che elementi shintoisti, o meglio prebuddhisti, e buddhisti erano fusi in modo inscindibile, costituendo un’evidente testimonianza della rielaborazione di un retroterra liturgico-ritualistico da parte dei teorici del teatro giapponese. Allo stesso modo Chang riscopre gli scambi culturali tra i due Paesi, aggiornandoli al proprio gusto e tempo. Nel caso di Preach e Radio-No-Youni (Comme A La Radio), troviamo assimilata - attraverso motivi affidati alla tromba - la fanfara, probabile sostrato della musica delle feste di piazza (si veda a tal proposito "Zatoichi" di Kitano), di fatto non tanto dissimili da quelle nostrane (siciliane in special modo).

Nigatsu, che principia grazie agli intrecci di recitato/parlato in giapponese, si mostra come una ballata quasi convenzionale, giusto una pausa per lasciar posto al fragore di Goo-Gung-Gung, ovvero una serratissima partitura di percussioni dove il musicista ritorna dalle parti della musica per teatro, con i nove minuti di Jippun, tra cinguettii elettronici e sibili del theremin, a culminare ipnoticamente questa sperimentazione. Ben più futuribili i due brani successivi - Kokoni Sachiari e Tabla Bol (Catastrophe) -, che esplorano l’etnicità in chiave drill ‘n’bass con alcuni spunti à la Loop Guru, e infine, morbido e accomiatante, il finale - Kutsi - incentrato sull'aliohorn (sorta di oboe) e il rimbalzare di palline da ping pong sullo sfondo.

Le colte citazioni, la fluida mescolanza di generi e stili e il gusto con il quale sono stati arrangiati, sono i migliori testimoni del talento di Asa-Chang, un'abilità che eccelle nel brano rituale, proveniente dalla tradizione No e Gagaku, e nella fanfara, derivante non solo dalle manifestazioni di piazza ma forse anche dal cabaret, con le fusioni più vicine alla lounge a rappresentare dei discreti divertissement. A questo tipo di contaminazione tra tradizione giapponese e forme musicali altre squisitamente occidentali, della quale si può rintracciare l'origine in alcune musiche da film composte negli anni '60 (pensiamo a Sadao Bekku e al suo Matango, Fungus Of Terror o a Masaru Sato con la Yojimbo Suite), Asa Chang aggiunge un prezioso tocco di modernità tutta digitale, che rende le sue composizioni prepotentemente attuali e dal taglio inedito e originale; e rispetto a grandi compositori del calibro di Toru Takemitsu, la cui musica pure aveva rappresentato questo tipo di fusione, ma più nei concetti sottostanti la composizione che nella mescolanza degli stili musicali (per esempio staticità/dinamicità), il pout pourri asachanghiano risulta sicuramente meno intellettuale, ma forse più facilmente inquadrabile e quindi maggiormente incisivo.

(7.3/10)

Scheda: Asa Chang

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

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