Recensione
I’ll Be The Same Sun
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Adult pop Voti redazione e staff

Sun

I’ll Be The Same

Staubgold

Lo sfogo pop di Oren Ambarchi si chiama Sun, è una creatura a due teste (a collaborare con il sound artist australiano il conterraneo Chris Townend, navigato tecnico del suono) ma con un unico chiodo fisso: songwriting classico di scuola americana. Quello di scrivere canzoni, si sa, non è mai stato il mestiere del chitarrista; meglio, allora, se si vuole imbracciare lo strumento per improvvisare bozzetti melodici da rifinire in un secondo momento, farlo sotto l’ideale ala protettiva dei grandi padri della tradizione americana. Riuscirà assai meglio se si è cresciuti in un ambiente (l’intellighenzia rock newyorchese a cavallo tra anni ’80 e ’90 che Ambarchi si è trovato a frequentare quasi per caso) abitato da artisti che di un Burt Bacharach o di un Brian Wilson in tasca, spesso, possedevano il santino.

Ambarchi resta nondimento (solo?) un ottimo improvvisatore: divagare lungamente su un canovaccio melodico già dato la sua specialità. Si dovrà allora fare i conti ben presto con una forma-canzone piuttosto prevedibile e monotona (refrain pop che si ripete, divagazioni chitarristiche gli ricamano attorno in uno sfiancante balletto di seduzione: esemplari Right Here e Soul Pusha). Un senso di stanchezza si impossesserà a metà disco dell’ascoltatore medio, non certo del frequentatore abituale dell’artista, a conti fatti l’unico potenziale destinatario di un simile progetto. Peccato, ché la lunga coda strumentale della conclusiva Smile è un gran bel sentire.

(6.0/10)

Scheda: Sun

Pubblicazione: 04 Marzo 2008

File under: Adult pop

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