“Outtakes and extras from the Illinois album”. Sono queste le parole nel fumetto in copertina, dietro ad un Sufjan Stevens in versione supereroe, in palese ironica polemica con la DC Comics che gli ha fatto togliere il Superman dalla copertina di Illinoise. Ci sono altre cose sulla cover del disco. Una Chevrolet Avalanche, che evidentemente richiama il titolo della raccolta e poi un po’ più piccolo, in basso, c’è scritto “Shamelessly compiled by Sufjan Stevens”. Shamelessly ovvero “senza vergogna”. Un disclaimer abbastanza sui generis, ma forse, indubbiamente, lo stesso Stevens si rende conto che dopo appena un anno dall’uscita di un mastodonte come Illinoise, rovesciare sul mercato un’altra raccolta “pesante” come questa e per di più fatta di scarti (outtakes…) è un atto come minimo azzardato.
La logorrea compositiva non è certo cosa nuova nel mondo del rock e il disco o il box di outtakes è ormai una prassi consolidata, tanto i costi di produzione possono permetterlo. Stevens allora si toglie sostanzialmente uno sfizio e recupera pezzi scartati dal disco dell’anno scorso, riformulando in qualche modo il progetto originario del doppio album. Essendo le stesse sessions, chi già ha sentito il disco dedicato allo stato dell’Illinois può facilmente immaginare come suonino le ventuno canzoni qui incluse. Più che altro, è interessante vedere l’autore all’opera con gli arrangiamenti. Chicago viene vestita e rivestita tre volte, in tre versioni diverse: una acoustic version, una adult contemporary easy listening version, una multiple personality disorder version. Ed è sicuramente quest’ultima la versione più interessante e divertente. Il resto della raccolta aumenta la galleria di personaggi. Appaiono in brevi ma significativi camei: Adlai Stevenson (in una marcetta da Festa della Liberazione), Saul Bellow (una chiccheria acustica alla Seven Swans), Clyde Tombaugh (una dedica strumentale space lounge), e il caro Mr. Supercomputer (ritmi pop e cori in gloria).
Poche sorprese comunque. I brani migliori sono finiti tutti su Illinoise. Quelli presenti qui sono stati giustamente messi da parte, ma almeno Dear Mr. Supercomputer, The Henney Buggy Band e The Perpetual Self, or "What Would Saul Alinsky Do?" nella loro sfacciata solarità pop, forse un posto in prima fila lo avrebbero pure meritato.
(6.8/10)
Scheda: Sufjan Stevens
Pubblicazione: 01 Luglio 2006
File under: avant pop
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