Album interamente digitale, Enjoy Your Rabbit è un lavoro che s'inserisce nel solco dell'elettroacustica dei Matmos, la micro-elettronica di Oval e l’ambient di Brian Eno. Quattordici brani strumentali dominati dall’aria: tra lollypop al sapor di pistacchio, palle di neve, campi magnetici, frizioni elettriche, pulviscoli e orologi a cucù. Ogni traccia è dedicata a un segno dello zodiaco cinese, ognuna a suo modo è unica e accattivante.
Sufjan, abbandonata la vena lo-fi filo sebadohiana e quella etnica paulsimoniana, confeziona quasi ottanta minuti di musica, un monumento dalle molteplici sfaccettature, una torre nella quale il musicista si trastulla disegnando architetture fantastiche nel cielo nipponico, evitando così d'esporsi troppo, di raccontarsi al pubblico. Enjoy rappresenta il perfetto album di transizione, quello che abbisogna a un cantautore per preparare un climax ideale sul quale successivamente iniziare a esplorare la propria voce in presa diretta.
Tra i brani ricordiamo: Year of The Rat, osservazione acustica di manti nevosi (brano che prepara a Greetings From Michigan); Year of the Ox, che a quel landscape natalizio preferisce le mille luci di un negozio di giocattoli e dolciumi; l’orientaleggiante Year of the Tiger, che fa pensare agli Stereolab remixati da Jan Jelinek; Year of the Rooster, che segue quest'ultima direzione con l'aggiunta – pare – del moog.
I nove minuti di Year of the Dragon, che appendono i fendenti chitarristici frippiani ad un minimalismo in levare, suggellano un album riuscito anche se a tratti troppo prolisso. Si pensi a Enjoy Your Rabbit, una versione elettronica di alcuni spigolosi attacchi di Steve Albini, e a Year of the Horse, che mette in gioco anche i breakbeat cari a Richard D. James. Tuttavia sono signore citazioni ben assemblate nel linguaggio di un ragazzo che ha le idee chiare.
(7.0/10)
Scheda: Sufjan Stevens
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