Recensione
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Genere

post punk hard funk

Data di uscita

Aprile 2008

Pubblicazione

04 Luglio 2008

Mark Stewart

Edit

Crippled Dick Hot Wax

Intervistato in una data della scorsa tournée all’altezza della compila tributo della Soul Jazz, Mark Stewart era ubriaco ed esaltato, felice come non gli capitava da un bel po’. Sentiva l’adrenalina salire dentro quel corpo smisurato e soprattutto con casa/famiglia/figlio/età tuttoapposto captava il segnale chiaro di un tempo. In pratica aveva fame. Fame atavica. Pura passione ragazzona dalle parti del 100% genuino.

Recentemente, di quella firma chiarissima abbiamo avuto conferme ancor più eloquenti. In Monitorpop Vol.1. il nostro si cimentava in una performance oratoria da Oscar. Ogni fan post-punk dovrebbe ascoltare e prendere appunti. E ancor più vicini al presente, ecco l’articolo/commento track by track del nuovo album dei Portishead, un lunga disamina del disco dove la parola funk assume un connotato magico e ancestrale. Certo, il bristoliano non stava parlando di Third ma del suo Edit e di una rinata passione per una primigenia folgorazione, il funk. Il funk uguale ritmo uguale vibe. Il principio di tutto che riesplode ora, dopo che Stewart ha fatto incetta di applausi di pubblico e media e adesso, a sua volta, restituisce.

Edit è l’album del super ritorno. Il lavoro che ci si aspettava soltanto nei sogni, una tracklist dall’estetica viscerale fondata sul groove e giocata a trecentosessanta gradi con il meglio della black in fatto di musica.

Il platter spacca: ti infila una Rise Again che è un deciso funk jazzato con piglio soul e attitudine bass-hiphop-old-skool. Spremuta di ghetto senza tempo. Poi troviamo una The Puppet Master che ti sintonizza la radio politica affogando nelle sincopi dei synth una deformazione dub-lisergica. Non vi è dubbio alcuno, troviamo anche un grande Sherwood qui: bassi irresistibili e basi ragamuffin, equalizzazioni funamboliche, un sound inconfondibilmente On-U. Gioco che un Stewart più in chiaro (e melodico) che mai conduce con la consueta corrosiva veracità avvalendosi dell’aiuto di vecchi amici e di qualche novità stilistica. Ascoltatevi, un altro graffiaccio: la tamarrissima cover yardbirdsiana (Mr You're Better Than I) cantata in duo assieme alla mascolina Ari Up (ritornata alla grande anche lei con le Slits).

In sostanza, Edit è l’album più completo e impattante del bristoliano: riprende il caleidoscopio ubriacante dei primi due album senza rinunciare alla produzione professionale (quella dell’omonimo) e certe cose techno come avrebbero dovuto comparire in Control Data (Freak Circus). A differenza del passato però, abbiamo un uomo che fa quadrato attorno alla sua cosa. Mette in fila il primo amore e il dub, l’hip hop e il metal (versante hardcore). Non manca proprio nulla, saccheggi/campionamenti a gogo e un omaggio al buon Carpenter musicista (Almost Human) compresi. Pochi dubbi, Editè una dichiarazione d’apocalittica appartenenza black che non conosce classi né rivendicazioni se non quelle di un sound che non ha eguali (e rivali). Chiamatelo Snake

(8.0/10)

Scheda: Mark Stewart

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2008)