Dietro al nome Hudson Mohawke si cela un ragazzo di 22 anni di Glasgow. La periferia che guarda a Londra e che mescola mescola mescola. Il suo EP (a cui seguirà probabilmente quest'estate il full lenght) viaggia ai confini dei generi. Passepartout estetico obbligatorio più che mai per farsi sentire nel magma electro. Ma la sua proposta non urla, anzi ride. Happy hop è la parola d'ordine sulla bocca di tutti i critici e bloggers electromusicali. Il giochino che nasce con l'ardcore e che tramite il brekbit sopravvive al tempo; il famoso 'continuum' teorizzato e professato da quel santone della critica che è Simon Reynolds.
Qui i suonini giocattolo la fanno da padrone, ma è un giochino in stile eden Animal Collective. Il disco che abbiamo sottomano non supera nemmeno i 20 minuti, ma ci parla di molte sonorità che spopolano: il funky bianco post Gang of Four in salsa brekbit, quel suono che toglie un colpo al quattro ed è gia dubstep (Overnight), le vocine all'elio muppetsiane must per gli 'ardkore maniacs (Polkadot Blues), il d'n'b mascherato da Zecchino d'Oro e scuola Aphex (Velvet Peel) e in generale una visione che gioca a nascondino con la storia dell'elettronica.
Un tributo ai maestri che prelude al successo. Hudson, u know the score.
(7.0/10)
Scheda: Hudson Mohawke
Pubblicazione: 03 Marzo 2009
File under: Happy Wonky-hop
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