Ci sono artisti che sfuggono alle classificazioni e rifuggono dall’essere riconoscibili preferendo percorsi musical-artistici trasversali e misteriosi. Zac Nelson a.k.a. Hexlove fa indubbiamente parte di questa categoria.
Autore di una serie di dischi per etichette come Holy Mountain e Temporary Residence sia in solitario come Hexlove che con altri progetti come Prints e Who’s Your Favorite Son, God?, Nelson sembra essersi ormai stabilizzato con l’attuale moniker. Ciononostante, Nelson ama confondere ulteriormente le acque con altri aka come Faulouah, col quale aveva prodotto lo scorso anno un doppio vinile split, in pratica con se stesso, sdoppiandosi tra i due moniker.
Questo doppio Pija Z Bogiem vede la luce per Dreamsheep, etichetta di un altro personaggio trasversale e al limite del geniale, Valerio Cosi che i lettori di SA ormai dovrebbero conoscere abbastanza bene. E proprio come Cosi, seppur in ambiti stilistici diversi, Hexlove dimostra maturità invidiabile nella commistione di generi e stili, con un approccio realmente personale e sviluppando un muoversi spastico, al limite dell’autistico tra input diversi e variegati. Quelle di Hexlove sono pop-songs, ma non ortodosse, bislacche, post-moderne, testimonianza di un universo musicale in perenne e irrefrenabile espansione. Prendete Herb come pietra di paragone per l’intero album: french sound a la Air + Spacemen 3 + svisate drum&bass in continua acelerazione/decelerazione che si protrae per 15 minuti, inducendo ad una sorta di trance mutante, metà psych-folk, metà electro-digitale.
Gran bel disco. Di quelli che uno si aspetterebbe nelle classifiche di fine anno se solo ci fosse ancora la voglia e il tempo – in tempi di sovraffollamento musicale – per “rischiare” un ascolto impegnativo. Noi abbiamo rischiato senza pentirci assolutamente.
(7.2/10)
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