Recensione
The Best Love Songs Of The Love For The Songs And Best Lebowski
Cover image
post-punk Voti redazione e staff

Lebowski

The Best Love Songs Of The Love For The Songs And Best

Valvolare

Bookmark and Share Gallery

Cosa rispondete se vi dico Devo, Gang Of Four, Liars, One Dimensional Man? “Sono grandi gruppi, ma noi ci sentiamo molto legati al periodo post-punk e quindi più vicini ai primi due che hai citato”.

Basta questo a circoscrivere l'ambito di riferimento dei Lebowski. A patto che dell'immaginario chiamato in causa, riprendiate non solo le andature scoordinate e le chitarre spinose, ma anche l'autoironia. Solo così potrete comprendere appieno il significato di un esordio discografico sui generis in cui si mescolano elettriche taglienti, ritmiche in levare, progressioni uncinanti e testi del tipo “Ma io l'elfo l'ho visto, assomiglia a Clint Eastwood, solo che è muscoloso, solo che è più peloso”.

Post-punk e surrealismo, ma anche noise e psichedelia, a infettare musica – la parte conclusiva di Didier e il suo cesto di Droga – ma sopratutto testi. Questi ultimi trasformati in un trip (apparentemente) senza senso fatto di finte ingenuità ("Ho fatto all'amore con Carlo, Carlo il più fico barista dell'Arci, Padre perdono se ho molto peccato, ma ciò che è accaduto mi è proprio piaciuto") e quotidianità nemmeno troppo improbabile (“E' stato in Russia e ha comprato un cappello, con su il disegno della falce e martello, di politica gli importa niente, ma l'han menato uguale e quasi perde un dente”). Il tutto con l'obiettivo di far sorridere, stimolare una riflessione ma soprattutto raccontare storie, poco importa se in rima alternata o in forma di narrazione (Zuber Buller e la già citata Didier e Il suo cesto di droga).

A tirare per il bavero l'anima più “fricchettona” della band e a riportarla coi piedi per terra, una scrittura musicale senza sbavature unita a un perfezionismo che coinvolge ogni aspetto: dagli automatismi tra gli strumenti a liriche che non ne vogliono sapere di spendersi ininutili inflorescenze. Particolari che la dicono lunga sulla serietà “professionale” di questi “marchigianacci” un po' scapestrati.

(7.3/10)

Scheda: Lebowski

Pubblicazione: 01 Marzo 2009

File under: post-punk

| Archivio
Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2008)

Rss
copertina pdf #91