Recensione spot
Sleepdrunk Seasons Hjaltalín
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chamber pop Voti redazione e staff

Hjaltalín

Sleepdrunk Seasons

Kimi Records

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Sensibilitŕ pop all’ennesima potenza, chamber e orchestrazioni, apparente facilitŕ delle melodie e leggerezza, con lo zampino di Benni Hemmm Hemm e Mum: arriva in Europa a inizio 2009 la band che tanto entusiasmo ha suscitato l’anno scorso nella patria Islanda.

L’esordio sulla lunga distanza Sleepdrunk Seasons, che giŕ dal nome (ebbrezza derivata dalla mancanza prolungata di sonno) evoca facilitŕ e rilassatezza, star bene insieme e piacevolezza, non smentisce affatto queste caratteristiche.

Immaginate una mini orchestra sinfonica che arriva fino a dieci elementi, aggiungete strumenti non consuetissimi, quali fagotto, tromba, trombone, corno francese e clarinetto, oltre all’usuale armamentario di una band del genere, immettete canzoni con massime variazioni in tempi e mood, strumentali o cantate a doppia voce, con parti in inglese e islandese, aggiungete un’impetuositŕ lirica ma non barocca come i primi Arcade Fire, una facilitŕ alla melodia e una ottima alchimia di gruppo. Le caratteristiche per creare l’apparente facilitŕ del pop sembrano esserci tutte, unite a un talento per la composizione, ad opera del leader Hogni Egilsson, vocalmente un incrocio tra Jónsi dei Sigur Ros, Antony e Jens Lekman.

Il risultato č un gioiellino che unisce una base melodico ritmica beachboysiana con un’orchestrazione variegata, per mini suite orchestrali (Goodbye July) miste a pop song vere e proprie. L’amore per Bacharach o Hazlewood cosě come per la musica colta č palese; ecco poi Lekman e i Decemberists incontrare le voci e le variegate orchestrazioni degli Steely Dan (Traffic Music), mentre gli ultimissimi Sigur Ros piů pop fanno eco alla sensibilitŕ Antony (The Boy Next Door). Non sorprende imbattersi anche nel barocco meno melodrammatico dei canadesi Stars (Debussy, Selur) e nei Belle & Sebastian piů malinconici virati Drake (nell’intensa e melodica The Trees Don’t Like The Smoke). Nonché  nel pop eclettico degli Hidden Cameras. Ed č impossibile da non citare, arrivati a questo punto per gli Hjaltalín, la complessitŕ di uno come Sufjan Stevens.

Se si č giŕ cosě ben riconoscibili all’esordio, non dovrebbe essere troppo difficile il proseguimento.

(7.2/10)

Scheda: Hjaltalín

Pubblicazione: 25 Gennaio 2009

File under: chamber pop

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