“Sono Harvey Milk e voglio reclutarvi tutti”.
Gus Van Sant alle prese con un biopic? Non proprio, anzi non solo.
Nel portare sullo schermo un progetto accarezzato già da un po’ di anni e
mai riuscito a realizzare finora, si avvicina abbastanza a suoi film “regolari”
quali Will Hunting(1997) Psycho (1998) e Scoprendo
Forrester (2000). La libertà che offre una storia del
genere non è invero moltissima, anche se pensando al suo recente Last
Days (2005) ispirato a Cobain, i margini di deragliamento ci sarebbero
potuti benissimo stare. Invece il regista sceglie apparentemente un impianto
narrativo classico per raccontare parte della vita dell’attivista Harvey
Milk (1930-1978), il primo americano omosessuale dichiarato a riuscire a
ricoprire una carica pubblica, quella di consigliere comunale nell’America
omofoba di fine anni ’70, a San Francisco, e tragicamente assassinato da un suo
collega.
Prendendo spunto dalle centinaia di taccuini e registrazioni audio che Milk
aveva lasciato, in particolare da un lungo nastro rievocativo della sua
carriera da rendere pubblico in caso di assassinio, Van Sant usa questo
espediente narrativo, partendo dalla decisione del coming out personale e
politico del personaggio dopo anni di vita regolare e conformistica. Si
comincia quindi da un disvelamento, iniziando a rivelare se stessi.
“Lo stile più rivoluzionario che mi sembrava giusto seguire per raccontare
la vita di un gay era proprio quello classico, per lasciare spazio alla storia
e a tutto quello che di importante Milk ha fatto, e mettere l’etica prima
dell’estetica. Non volevo che fosse considerato un eroe ma un grande uomo, che
si preoccupava dei diritti di tutti gli esseri umani. Comunque non penso
assolutamente di avere rinunciato al mio personale modo di girare”. Così dalle
parole dello stesso autore. Il tocco di Van Sant c’è comunque tutto: i lunghi
pianosequenza, la fotografia minimale, la cura dei particolari, alcuni dei
quali appena appena insistiti. Come il riflesso del fischietto che è inquadrato
durante una manifestazione di protesta, a simboleggiare il movimento tutto, o
l’inquadratura in prefinale, durante l’assassinio, con Josh Brolin nei
corridoi del Comune, inquadrato di spalle alla maniera di Elephantmentre meccanicamente dà vita al massacro di Milk e del sindaco che lo
appoggiava. Viene in mente un altro grande alle prese con film più
apparentemente regolari della sua carriera, il Cronenberg di A
History Of Violence (2005).
E non c’è solo in scena quasi il protagonista, come in genere nei biopic.
Van Sant è Van Sant ed ecco coralmente la sua massa di diseredati, hobo, adolescenti,
emarginati di tutti i suoi film, il popolo gay di San Francisco, qui al centro
dell’attenzione per combattere e affermare i propri diritti. Contro
E per ultimo non si può non citare il gran lavoro sul e del cast tutto: Sean
Penn si cuce letteralmente addosso i panni di Milk, conferendo al
personaggio una nota dolente e malinconica da grande istrione; così anche i tre
co-protagonisti, Emile Hirsch che interpreta l’attivista Cleve Jones,
già visto l’anno scorso in Into The Wild, James Franco il
compagno di Milk e il tormentato Brolin, l’assassino Dan White.
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









