Scendonoin campo tre dei produttori minimal-techno più in voga, quasia mettere nero su bianco le loro fascinazioni musicali, per una voltasvincolati dall'idea del riempipista a tutti i costi.
Un'indagineche travalica i confini del genere. Inteso come tributo ai propripadri putativi The Grandafther Paradox – come recita lo stessosottotitolo – è un viaggio imprudente a cavallo di 50 annidi musica minimalista. Ferma restando la verace attrazione verso imaestri moderni del ritmo quali Robert Hood, Daniel Bell, Plastikman,Mike Ink o – altrove davvero – Panasonic, i nostri mettono manoad un ideale catalogo omnicomprensivo, valutando secondo un processocreativo azzeccatissimo i crismi secondo cui procedere.
Come accadutoin passato per la stessa label, gli artisti si cimentano sulla doppiadistanza, presentando un primo cd mixato ed un secondo fatto diselezioni autentiche, in questo caso estratti da dischi cruciali. Hosempre apprezzato Schwarz, una sorta di revisionista elettronico delverbo afro-funk, in questo contesto arrivo anche ad accettare laverve di Ame e Dixon, notoriamente più impelagati nellaquestione minimal-techno.
Ho sempre sostenutoche l'idea di dance non dovesse essere unicamente relegata ad un boxasettico, nè tanto meno all'ordine preposto dei bpm. La danzain quanto metafora antica è una catarsi senza tempo, ed ilparadosso in questione vuole indirizzare la clunb culture versoquelli che sono gli albori di un movimento, di una cadenza,riscoprendo l'ardore di un viaggio tribale.
Decisamente portentosa laselezione mixata, una cassa mai invadente funge da collanteassorbendo I passi di un minimalista per eccellenza quale Steve Reich (in combutta con Pat Metheny nell'Electric Counterpoint) sfiorando lesuadenti onde house di Etienne Jaumet (in un remix ad hoc dellostesso Ame), le figure ritmiche dei Liquid Liquid di Lock Groove s'incastrano nell'incedere solare dei giganti black Cymande. Scivoliamo poinella nera electro del regista John Carpenter – The President IsGone – per assaporare a breve giro The Three Faces Of Balal diYusef Lateef, che come d'incanto si trasforma in una remota hit stilebalearic. La selezione dei tre trasfigura spesso e volentieri brani aloro modo simbolo, inseguendo però un nobile modus operandi.
Nel secondo cd oltre agli originali altre chicche d'epoca, al fianco di un immancabile Arthur Russell – Make 1,2 – la wave germanica dei Pyrolator – November Mulheim – poi i Can di Sunday Jam a braccetto con i Young Marble Giants di N.i.t.a. Una lezione di stile in pillole.
(7.0/10)
Scheda: Henrik Schwarz/Ame/Dixon
Pubblicazione: 28 Febbraio 2009
File under: Avant-Techno
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