Recensione
Holiday Alaska In Winter
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synth pop Voti redazione e staff

Alaska In Winter

Holiday

Regularbeat Recording

Nella vostra fantasia piùrecondita è mai girata l’idea di un progetto che travasasse l’esistenzialismoindie di Casiotone For The Painfully Alone nei beat dei Daft Punk eraDiscovery? Nella mia sì, francamente.

Alaska In Winter è il singolaremoniker di Brandon Bethancourt, americano dai tratti euronordici - a vederlosembra il fratellino acquisito dei Royksopp - al secondo parto in proprio.

La formula non è nulla ditrascendentale, poiché trattasi di synth-pop da balera alternativa (ma ancheper intimismo da cameretta) accostato alla voce, maschile e femminile, filtrataal vocoder.

Un trionfo della banalitàinsomma, eppure Bethancourt riesce a regalare momenti che, nel mentre del lorosvolgersi, vi sembreranno preziosi.

D’altronde, la peculiarità delsynth-pop più kitsch (e qui ce n’è) risiede nell’appiccicarsi sulla pelle iltempo necessario che il collante termini il proprio corso.

Un episodio come Berlin (probabile omaggio alla nuovaresidenza del Nostro) non si sbaglia a definirlo emo-disco: 4/4 di getto house,voce di lui alla stregua di Owen Ashworth e contrappunto femminile vertiginoso.Vi verrà da ballare anche se debilitati.

Dopo l’esistenzialismo disco dicui sopra, il baricentro di Holiday ripiega nelle sue intenzioni naif (Highlander Pt. 1 e 2) e smaccatamente anni ‘80 (StreetgangPt. 3 e Close Your Eyes Remix,quest’ultima  impreziosita dalla voce di ZackCondon dei Beirut ), concedendosi spaccati folk (We Are Blind And RidingTthe Merry-Go-Round sempre con Condon mastavolta all’ukelele)) e melanconici electro-slow da lacrimuccia (Streetgang pt. 1).

Finché il collante durerà, ripetiamo, non ne potrete fare a meno.

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Marzo 2009

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Gianni Avella (Album 2009)

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