Recensione
The City Of Almost Cristopher McFall
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Minimalismo-ambient Voti redazione e staff

Cristopher McFall

The City Of Almost

Sourdine

Andando oltre l'hic et nunc dell’aneddoto, i fields recordings di Cristopher McFall si fanno strumento di rilevazioni urbane.

Linee narrative in quattro tracce ed un'unica direzione di studio, una città del Kansas un tempo molto prospera colpita con il passare dei decenni da un evidente stato di degrado urbano.

Una lettura sonora che cela l'origine di registrazione sul campo per concedersi ad un elegante estetica digitale, deteriorata in claustrofobiche stratificazioni (Slow Containment) o esposta agli oscuri temi centrali di drones (One of several possible endings).

 A colpire è l’accostamento al luogo, documentato dalle partiture che restituiscono l’evolversi del luogo dispensando di esso immagini vivide.

E’ tangibile l’essenza temporale, nelle ariose decostruzioni in interferenze di Requiem for Troost (dovuto omaggio al quartiere e al suo centrale Viale Troost) o tra le estensioni in fondali dal sapore vinilico che accompagnano trame oblique e microcosmi campionati (Al parts contained).

Disco figlio dell’era post-industriale, a metà strada tra antropologia sonora e soundscape.

(6.8/10)

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

File under: Minimalismo-ambient

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