Il problema, a costo di suonare noiosi, è sempre il solito: la democrazia tecnologica ci ha reso la vita un mezzo inferno. Nel senso che ci ritoviamo sommersi da una marea d’uscite discografiche fuori controllo, nella quale è un autentico miracolo se - artisticamente parlando - qualcosa più della cresta dell’onda sopravvivrà per la gioia dei posteri. Troppi dischi e per la maggior parte insignificanti, inutili: roba che un tempo non avrebbe mai visto la luce grazie al darwinismo musicale.
Due decenni fa, verosimilmente, il secondo disco delle canadese Pack AD sarebbe dunque restato un demo inviato a un'etichetta e da questa lasciato cadere nel dimenticatoio. Perché sono volenterose, Becky Black e Maya Miller, ma di coppie chitarra/batteria/voce alle prese con un ruvido blues corteggiante l’hard ce ne sono in giro di ben più capaci e non da ieri.
Perché la mano esecutiva pesante ci può stare ma i suoni opachi e metallici no; perché la scrittura latita e la deferenza ai modelli diventa, di conseguenza, schiacciante; perché non basta volere essere una versione garagista di P.J. Harvey o Chrissie Hynde: bisogna anche potere. Ad eccezione delle passabili Dannemora Blues e Worried, di questo disco alla fine non resta in testa nulla, per la semplice ragione che le Nostre non possiedono né la penna né l’abilità a variare la formula che rendono White Stripes e Black Keys quel che sono. Ovvero, gente capace di lasciare il segno.
(6.0/10)
Scheda: Pack AD (The)
Pubblicazione: 01 Marzo 2009
File under: Raw Blues
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