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Cleaning Out the Ashtrays - Collected B-Sides and Rarities 1989-2006 Lloyd Cole
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songwriting, pop Voti redazione e staff

Lloyd Cole

Cleaning Out the Ashtrays - Collected B-Sides and Rarities 1989-2006

Tapete Records

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Il 1984 inglese viene ricordato anche per l’esplosione di un album, Rattlesnakes, a nome Lloyd Cole and the Commotions, in cui si coniugavano songwriting classico USA alla Leonard Cohen/Lou Reed/ Bob Dylan con attitudine new wave e un senso tutto british dell’introspezione, anche letteraria, in una versione ancor più dolente, se è possibile, del pop Smiths-iano che seguirà.

La parabola di Cole, uno dei talenti meno emersi dalla sua epoca, poi è stata molto breve: il tempo per altri due non memorabili dischi (fino al 1987) e il successivo scioglimento del gruppo, che in realtà già da tempo cominciava a stare stretto all’ eclettico ed irrequieto cantautore, innamorato dell’America e di New York. E infatti lì si trasferirà da fine ’80 in poi, fino a tutt’oggi. Comincerà quindi una carriera solista altalenante per resa, che mostra comunque interessi ad ampio raggio, forse mai ben focalizzati e finalizzati fino in fondo, ma raramente banali. Un musicista che avrebbe certamente meritato maggiore considerazione e fortuna.

Così tra rock, pop, soul, orchestrazioni, songwriting urbano e poetico, si assiste a una parabola più che trentennale, che viene attraversata in minore - questa la scelta tematica - con b-sides, demo, live, inediti e cover, testimoni quest’ultime dell’essere “fan” e “omaggiatore” ad ampio spettro. I nomi coverizzati sono svariati, dagli amati Marc Bolan, Cohen, Dylan, Reed, Television, fino a Tim Hardin, Arthur Lee, Burt Bacharach & Hal David e Nick Cave.

Il percorso della raccolta è cronologico, fin dagli anni iniziali nella Grande Mela, dove comincia a collaborare con Robert Quine e Fred Maher nei primi album, fra i quali spiccano Don’t Get Weird On Me, Baby (1993), quest’ultimo anche con Paul Buckmaster, e Love Story (1995) due degli highlight del percorso artistico, dove songwriting, accenni di folk e tanto pop orchestrale si incontrano, a raggiungere ed eguagliare, in una versione più “adulta” il Rattlesnakes degli esordi. Seguono successive collaborazioni con Stephen Street, riavvicinamenti ai Commotions, vendite non esaltanti, fino al ritorno alla forma nel 2003 con Music In A Foreign Language uscito su Sanctuary.

Non tutto è focalizzato in questa messe di brani, molti sono perlopiù bozzetti appena accennati. Altrove si assiste al recupero di non trascurabili b-side e materiale sparso, a dimostrazione del fatto che quando era centrato e ben prodotto, il Nostro si esprimeva al meglio. Una tensione emotiva e lirica mai spenta, nutrita di suggestioni tematiche e letterarie forti, insieme ad una buona capacità di scrivere canzoni accorate ma mai retoriche, agrodolci ed autoironiche insieme, con autoriflessioni sul proprio essere uomo del nostro tempo: tutte caratteristiche che fanno di Lloyd Cole un testimone, sia pur rimasto in disparte, della nostra tormentata contemporaneità.

(7.4/10)

Scheda: Lloyd Cole

Pubblicazione: 24 Febbraio 2009

File under: songwriting, pop

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Teresa Greco

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