Recensione
It's Not Me, It's You Lily Allen
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synth pop dance Voti redazione e staff

Lily Allen

It's Not Me, It's You

EMI

Dopo l’acclamato Mark Ronson, Lily Allen si affida, per la produzione del secondo album, a Greg Kurstin, già presente in alcuni pezzi dell’esordio Alright, Still del 2007. Siamo dalle parti di un dance pop Ottanta virato e rivisto Air, con il consueto appeal da bad girl londinese dei quartieri alti e con tanto di esplicit lyrics al seguito.

Synth pop a volontà (Everyone’s at It), melodie accattivanti e iperpop, accenni countryeggianti(Not Fair) e jazzati di maniera alla girl group sixties (He Wasn’t There). Ma Lily non è Amy Whinehouse o Adele e la sua voce piuttosto “normale” è sì funzionale alla produzione di stampo teen white, ma non fa brillare più di tanto il disco.

Qui sembra mancare una personalità decisa, un guizzo che renda il tutto personale. Siamo di fronte alla versione brit di certo teen pop USA.

(5.8/10)

Scheda: Lily Allen

Pubblicazione: 24 Febbraio 2009

File under: synth pop dance

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