Recensione
The Man on the Burning Tightrope Firewater
Cover image
Power Rock Voti redazione e staff

Firewater

The Man on the Burning Tightrope

Jetset

Bookmark and Share Gallery

Trascorsi ben tre anni da Psychopharmacology, i Firewater si ripresentano sul mercato discografico con tutta l’aria di un ritorno alle origini.
Se scavare nei film noir e nel garage - alla luce di un formato canzone speziato e potente, ma alla lunga troppo ripetitivo - poteva portare velocemente i Firewater all’indigestione e alla bulimia creativa, Tod Ashley, furbo marpione voodoo, pur non rinunciando al classico crooning e ai consueti espedienti drammatici, rinverdisce il parco “schizofrenie dell’anima” aprendosi a est e alle suggestioni circensi di felliniana memoria.
Accanto al consueto teatro sudista (tango, walzer, salsa, voodoo, funeral songs…) arroventato di rock‘n’roll, gli amati sixties e noir movie, troviamo dunque le tradizioni zigane ad aggiungere bizzarria e grezzo combustibile all’alchemica formula trans-etnica, nonché funambolismi circensi a salare l’intingolo con quel fascino metafisico che dal maestro di Rimini all’ultimo Tim Burton (Big Fish) rappresenta una metafora senza tempo.

È un lavoro pregevole, The Man On The Burning Tightrope, che torna ai fasti dell’esordio per verve e freschezza arrangiativa, ma (ahimè) denota altresì una curiosa tara waitsiana di cui il Nostro sembra non voler più nascondere i presagi. Proprio come l’autore di Rain Dogs, anche l’ex Cop Shoot Cop perviene a suggestioni e trame similari che inevitabilmente evocano pericolosi e inevitabili paragoni.
Al cospetto del genio di Pomona, è la vena compositiva a mostrarsi a tratti precaria, o tutt’al più emula (si ascolti The Man On The Burning Tightrope), un fattore che si cela ai primi ascolti, ma presto comincerà a svelarsi..

Sono dunque le liriche il punto debole dei Firewater attuali (si ascolti Too Many Angels, un brano pesante da digerire, alla luce della produzione precedente, e lo stesso dicasi per Anything At All), anche se, a fronte di tale limite, il cha cha cha di Too Much (Is Never Enough), la polka-punk di Dark Days Indeed e il vaudeville James Bond di Ponzis Revenge ubriacano a tal punto che è impossibile rinunciare a un bicchiere di whiskey on the rocks. Firewater You ROCK!

(6.8/10)

Scheda: Firewater

Pubblicazione: 01 Giugno 2003

File under: Power Rock

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2003)

Rss
copertina pdf #91