Recensione
Psychopharmacology Firewater
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Power Rock Voti redazione e staff

Firewater

Psychopharmacology

Jetset

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Sintomi primari: alienazione, paura del fallimento/successo, pensieri suicidi, flashbacks. Comportamenti inspiegabili. La cura: ingerire il prodotto per via orale, due volte al giorno fin tanto che il sintomo persiste. Non eccedere nei dosaggi consigliati.
Possibili effetti collaterali: euforia, giramenti di testa, sete, erezioni persistenti, insonnia, inabilità a concentrarsi. Blackout.
Metafora della società dei farmaci e parodia del mal di vivere occidentale, Psychopharmacology scopre il velo su quello che Tod Ashley ha sempre saputo da quando esistono i Firewater: la musica, specie quella che va a parare su tradizioni ancora lontane dal capitalismo, rappresenta il miglior antidoto a ogni psicosi.
Rispetto a Ponzi Scheme, la terza prova in studio della band si presenta come un compromesso: da una parte brani più diretti e asciutti, dall’altra ballate che cercano nuove vie espressive rispetto al canovaccio consolidato nei precedenti album. La formazione ha subito nuovamente degli stravolgimenti, ma questa volta si tratta di una piccola rivoluzione: a parte il violinista Hahn Rowe e il batterista George Javori, il restante della band è cambiato. Troviamo un buon Danny Blume alla chitarra (anche se la mancanza di Denison si fa sentire), un efficace Paul Wallfisch all’organo e al piano, e gli ottimi Ori Kaplan e Tim Otto ai fiati, con Oren Bloedow cameo al sitar. Per rinfrancare la stabilità della neocostituita line-up il gruppo decide di darsi il nome di Weddings Went Wrong (letteralmente Matrimoni andati male).
L’intero album ruota attorno al crudo garage-pop dell’omonima title track: epopea anti-Prozac a colpi di whiskey, tra saliscendi strofa/ritornello e ubriachezza euforico-molesta. Il resto è diviso in due: da una parte le ballate, purtroppo non all’altezza di quelle del capolavoro precedente, e buoni brani energici con l’unica novità di Fell Off the Face of the Earth, dove l’iniziale sitar harrisoniano di Bloedow s’inserisce perfettamente nel secondo omaggio della carriera di Ashley ai Beatles.

Di seguito: Woke Up Down parte senza indugio su un crudo refrain di chitarra addomesticato dalla sezione ritmica (piano, organo), Get Out Of My Head rincara la dose con l’elettricità che prende il sopravvento in quella che è una train song al fulmicotone, mentre Car Crash Collaborator mette in campo anche i fiati a sostenere le chitarre in un brano che fa il paio alla title-track, riproducendone lo schema e ripetendone la forza rock.

Tuttavia, se 7th Avenue Static è una buona ballata sullo stile di Ponzi, con il violino à la Dirty Three di Hahn, lo stanco duetto noir di Bad, Bad World e il colpo a vuoto di The Man with the Blurry Face (ancora il medesimo canovaccio di Psycho e Car Crash) - con la soporifera Black Box recording e l’omaggio a Iggy Stooge/Lou Reed (She’s a Mistake) sul finale -, danno segni di stanchezza, sintomo di un difficile confronto con il capolavoro precedente.

(6.5/10)

Scheda: Firewater

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

File under: Power Rock

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2001)

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