Recensione
Get Off the Cross, We Need the Wood for the Fire Firewater
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Avant rock Voti redazione e staff

Firewater

Get Off the Cross, We Need the Wood for the Fire

Jetset

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Prodotto e missato dal buon Doug Henderson, l’uomo ideale per giustapporre ogni strumento e cavarne fuori il massimo risultato, Get Off the Cross... è la prima infornata del combo capitanato da Tod A., una girandola di stili colati su energiche ritmiche nella più fervida tradizione del garage rock. Il crooning dell’ex Cop Shoot Cop è cinico, roco, energico e accorato, mentre le liriche spaziano dai temi della morte a quelli della redenzione.
Some Strange Reaction apre le danze su un refrain di chitarra che marchia a fuoco lo stile della nuova sigla: Tod gioca dapprima su registri rochi e sinuosi, poi alza il tiro e dà fiato alle tonsille, con il gruppo che lo segue energico sfoderando un sezione ritmica infallibile (Ouimet al piano, Gabay lesto alle percussioni e Kurt Hoffman dei Jon Spencer Blues Explosion al sax); è solo un assaggio della formula, in quanto sarà il tango di Bourbon and Division a dare sfogo alle potenzialità di ogni musicista: un sipario iniziale basato su uno sfregare di corde, crescendo di tensione e poi tarantella e salsa, con una piccola orchestrina di latin jazz a regolare le cadenze. Il gioco funziona a meraviglia: un gotico danzabile come se Tom Waits avesse deciso di far ballare un gruppo di ballerini spagnoli. 

Subito dopo, Refinery gioca la carta melodrammatica grazie all’ennesimo crescendo con tanto di violini beatlesiani e, a seguire, When I Burn This Place Down vira su un tango serrato per fisarmonica e batteria che s’alterna a inserti di salsa. Il sound si fa poi macedone con The Circus (tema che sarà approfondito in The Man On The Burning Tightrope), nel quale Tod duetta con Jennifer Charles, gypsy à la Kocani Orkestar in The Drunken Jen, ragtime ubriaco in Mr. Cardiac e waitsiano con battito in levare in Snake-Eyes And Boxcars, salsa e funk in One Of Those, infine caveiano nella conclusiva e Slow John per pianoforte e violino. 

Tra tutti, I am the Rain è il brano più semplice e diretto, l’eccezione a una regola fatta di abili intrecci stilistici all’insegna del noir e del barocco.

(7.0/10)

Scheda: Firewater

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

File under: Avant rock

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Edoardo Bridda

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