Recensione
Cover image
Genere

Avant musical retrò rock

Data di uscita

Ottobre 2007

Pubblicazione

10 Ottobre 2007

The Fiery Furnaces

Widow City

Thrill Jockey

Nulla si crea e nulla si distrugge ma le fornaci, ancora una volta alle prese con una rock opera, si muovono. Canzone e narrazione. Cambi tempo come giocare a flipper. Momenti grandguignoleschi e marcette. E c’è poco da fare, Matthew Friedberger vuole essere il miglior arrangiatore di questi anni e se non c’è riuscito ancora è solo perché dobbiamo abituarci all’idea. Da un paio di album a questa parte sotto i suoi ferri resta poco da arrangiare: magari una spolverata in produzione (Bill Skibbe e Jessica Ruffins), un giro di manopola al mixer (John McEntire), oppure lasciare tutto com’è, perché sound & format sono inconfondibilmente e fieramente Fiery Furnaces.

Arrivato dopo il sontuoso Bitter Tea, Widow City pare la solita menata da primo della classe: ancora canzoni-collage, al solito matriosche di stili, strappi, melodie. Eppure… Non stiamo parlando certo del Chamberlain, la novità più appariscente del disco, lo strumento (futurista) a tastiera che rimanda loops di altri strumenti e permette di creare tessiture maestose (Ex Guru), prendete piuttosto i testi: il cut up bourroughsiano di riviste femminili e magazine culturali degli anni Settanta dove s’alternano incomunicabilità di coppia e temi politici trasversali, è un continuo cortocircuito tra significati e significandi, soprattutto quanto l’interazione tra testo e arrangiamento, si fa più marcata, con Eleanor più versatile e l’arrangiamento più focalizzato nel rendere sonicamente quel che sta accadendo.

Inoltre Widow è un album di hit, a modo loro s’intende, anzi a modo di chi ama la musica e il suonato: prendete My Egyptian Grammar, oppure la buffissima The Old Hag Is Sleeping (che spedisce in cantina tutti i campionamenti delle Cocorosie). I ritornelli ti rimangono in testa subito come quel “It’s a Clear / It’s a Clear / Signal From Cairo”che già un classico, e lo è pure per i memorabili interventi hardcore che costituiscono l’ennesimo battito d’ali. Spostando il cut up dalla musica ai testi e farcendo la prima di gesti liberatori da scafata live band (assoli, rasoiate hardcore, riff hard rock) i brani diventano assolutamente pop senza perderci in gusto “avant”.

Potevano tacciarli di eccentricità e di eccessiva frammentarietà, ma ora non lo possono più fare (se non stoltamente). L’avanguardia per le “masse” è finalmente raggiunta. Cose da Grandi. Altro che “sempre la solita minestra”. Sempre indietro tutta. Sempre avanti ancora. I Furnaces son tornati.

(8.0/10)

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)