L’uscita di ben due dischi della metà maschile dei Fiery Furnaces a pochi mesi dal doppio strike Rehearsing My Choir / Bitter Tea non deve fare alcuna meraviglia: per chi non l’avesse ancora capito, Matthew Friedberger è un emulo/clone di quella razza di musicisti – ormai estinta - che popolava le lande del rock circa tre decadi fa, quando un artista poteva pubblicare due o più dischi l’anno e la produttività non era sempre costretta dentro spietate logiche di mercato. Winter Women / Holy Ghost Language School, già annunciato nei mesi scorsi, raccoglie così la bellezza di ventinove tracce scritte e registrate dal solo Matthew – con qualche aiutino da parte di John McEntire dei Tortoise – nel corso degli ultimi tre anni, fra una scorribanda e l’altra con la sorella Eleanor; a pubblicarlo ci pensa la neonata 859, una sussidiaria della Rough Trade guidata da Keith Wood.
Sulla falsariga di quanto recentemente espresso in coppia, il fratellone ribatte la strada dello story record, narrando in musica le avventure di un commesso viaggiatore che si reca della Pennsylvania in Giappone per imparare la lingua dei medium, finendo poi per comunicare nientemeno che con lo Spirito Santo. Un soggetto tanto singolare come la xenolalia è il pretesto per esplorare ancora le potenzialità del concept album e per sviscerare alcuni elementi dei FF; due scopi che Matthew persegue sistematicamente, suddividendo il tutto in base a criteri narrativo-estetici (una prima parte più convenzionale dominata dalle chitarre vs un secondo disco più sperimentale a base di tastiere e loop).
Il gioco funziona particolarmente in Winter Women, dove il Nostro esprime la vena pop dell’EP al massimo snocciolando una serie di melodie corredate da soluzioni di arrangiamento come al solito bizzarre, con un occhio di riguardo al pop psichedelico di fine ’60 (orientativamente, Beatles meet Beach Boys con punte di spirito glam e un po’ di ruffianeria indie - il trittico The Pennsylvania Rock Oil Co. Resignation Letter, Up The River e Ruth Versus Richard, tra le cose migliori realizzate dal musicista); non fosse per la recente pubblicazione di Bitter Tea, cui è strettamente imparentato, sarebbe quasi un miracolo (a patto che siate disposti a rinunciare a Eleanor in favore del timbro Gabriel/Lennon del fratello). L’ascolto si fa decisamente più ostico in Holy Ghost, streaming continuo tra Residents e Faust per un’estremizzazione della schizofrenia e del free form di Rehearsing My Choir; difficile trovare da queste parti qualcosa che somigli ad una canzone, con l’aggravante di un’esacerbazione stilistica che cade troppo spesso nell’autoindulgenza. Insomma, niente che non sapessimo già, aldilà dell’ulteriore dimostrazione di un talento e di una forza creatrice ben lontani dal seguire certe regole. Purtroppo o per fortuna: questo è il dilemma.
(6.6/10)
Scheda: Matthew Friedberger
Pubblicazione: 01 Agosto 2006
File under: Avant musical retrò rock
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