Recensione
Rehearsing My Choir The Fiery Furnaces
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Avant musical retrò rock Voti redazione e staff

The Fiery Furnaces

Rehearsing My Choir

Rough Trade

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Se c’è una cosa che finora abbiamo imparato dai Fiery Furnaces, è che quando si parla di loro non è mai detta l’ultima parola. Avevamo definito Blueberry Boat straniante? Al confronto col disco che abbiamo tra le mani, quei 76 minuti e rotti di “indie-prog” sembrano un Lp dei Ramones. Avevamo detto a proposito dell’Epche “sarebbe da matti lasciarsi sfuggire un disco del genere”? I matti - in senso buono o cattivo, fate voi - probabilmente sono i fratelli Friedberger, che per la loro quarta uscita sulla lunga distanza hanno ben pensato di realizzare una sorta di rock opera ispirata alla vita della propria nonna (!), anche lei musicista e direttrice di un coro (da qui il titolo dell’album).

Non solo, l’hanno fatta anche partecipare alle session: è la voce della vegliarda Olga Sarantos (83 primavere e un timbro che più che una vecchietta ricorda lo Scrooge dickensiano) che racconta in prima persona, non senza una certa ironia, i ricordi della sua avventurosa esistenza nella Chicago degli anni ‘40. Di tutto questo, plausibilmente gli ascoltatori non anglofoni – ahiloro – non potranno godere in pieno; se a ciò aggiungiamo che la stessa Eleanor – che per l’occasione “duetta” con la nonna, spesso con risultati (non si sa quanto involontariamente) comici - per la maggior parte delle tracce più che cantare “recita” (inseguendo letteralmente le parole), ecco svelata la natura puramente “narrativa” - ancor prima che “musicale” in senso stretto - del disco.

Non si può parlare di canzoni, ma di un flusso continuo di musica (nello stile delle eccentriche esibizioni dal vivo dei due) in cui c’è di tutto un po’: loop elettronici, organetti, clavicembali, partiture classiche per piano, synth (in stile tardi Who), riff nervosi di chitarra. Continui cambi di atmosfera di scuola Residents che seguono senza sosta la frenetica narrazione, in un’inarrestabile susseguirsi di temi musicali interrotto solo sporadicamente da qualche melodia e arrangiamento riconducibile al formato della strofa-ritornello (synth-pop in Wayfaring Grandaugther, calipso in Forty Eight Twenty Three Twenty-Second Street, garage / hard rock in Seven Silver Curses, folk in Slavin’ Away – di gran lunga il momento più bello); mancano però i presupposti fondamentali per ogni rock opera che si rispetti, ovvero la coerenza e l’organicità (non basta certo il tema di The Garfield El ripreso in più punti).

Rehearsing My Choirdà modo ai fratelli di sfogare l’ossessione per il cabaret e il music hall per l’ennesima volta, l’opera tuttavia, ambiziosissima e strabordante, risulta eccessivamente ricca di spunti, tanto da risultare fuori fuoco. A beneficio degli avventori, va quindi detto che quest’album non è per niente un ascolto facile: se volete canzoni (e quindi i migliori Fiery Furnaces), andatevi a riascoltare l’EP. (5.5/10)

Non resta che aspettare la prossima mossa che ha già un titolo (Bitter Tea, uscita probabile febbraio 2006) ed è stata descritta da Matthew Friedberger come un ibrido tra una versione anni ’20 dei Devo e la colonna sonora di Tommy (sì, quella coi synth). Si salvi chi può.

(5.5/10)

Pubblicazione: 01 Ottobre 2005

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2005)

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