Recensione
Blueberry Boat The Fiery Furnaces
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Avant musical retrò rock Voti redazione e staff

The Fiery Furnaces

Blueberry Boat

Rough Trade

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Passa appena un anno dal primo - per certi versi sorprendente - Gallowsbird’s Barke i fratelli Friedberger hanno già pronto un lavoro ancora più ambizioso: un mastodonte di quasi 80 minuti, composto da tredici tracce la cui maggior parte va raramente al di sotto dei cinque. Con Blueberry Boati Fiery Furnaces non si pongono limiti di sorta e puntano in alto, tirando fuori dal cilindro una valanga di invenzioni decisamente ispirate. Rispetto al disco precedente, il paesaggio sonoro si arricchisce di qualche beat elettronico e sparuti synth analogici, il sostrato garage viene infiltrato da sfumature più classiche (oltre ai già venerati Velvet Underground e Pink Floyd) e, soprattutto, spesso e volentieri si va oltre gli angusti limiti della canzone, dirigendo improvvisamente i brani nelle direzioni più inaspettate. Viene in mente il prog rock, certo, ma in questo caso siamo probabilmente più vicini alle rock-opera degli Who (un mito d’infanzia di Matthew), alle pantomime dei Genesis, alle farse di Zappa e Residents. Più volte emergono melodie di quelle irresistibili - Chris Michaels, Mason city (che sembrano uscite dalla penna di Pete Townshend), Wolf Notes (degna del Gabriel più classico), Chief Inspector Blancheflower (suite sorprendente dal forte sapore british), Birdie brain (straniante filastrocca/walzer in odore di Barrett); si riesce a suonare classici in modo sperimentale - Blueberry Boat (strumentale psichedelico fitto di espedienti circensi), 1917 (figlia diretta di Black Angel’s Death Song) - non dimenticando l’attitudine per il cabaret (My Dog Was Lost But Now He’s Found) nonché quella per il rock urbano (specialmente nelle chitarre, tra Reed e Neil Young); insomma, un’opera massimalista e spiazzante, la cui sola costante è il canto fiabesco e acido di Eleanor, (post) moderna Alice nel paese delle meraviglie allestito dal fratello.

Il primo impatto con questo disco può quindi essere straniante: un’ubriacatura di intuizioni, di sviluppi inattesi, di mood selvaggiamente altalenanti, di colpi di teatro ad effetto, di testi surreali e dada. Ma, a dispetto della sua mole e della sua sostanza (non certo lieve), Blueberry Boat non solo resiste agli ascolti, ma rivela costantemente nuove sfumature, rivelandosi in definitiva un disco complesso e ricco di chiavi di lettura diverse, se non potenzialmente infinite.

Quando le parole chiave finiscono con l'essere tante e tutte tanto poco adatte (indie-pop, rock, dream-pop, progressive?), si ha di fronte qualcosa di originale. Quando il disco in questione non si stacca nemmeno dallo stereo, e invoglia sempre a nuovi ascolti, forse allora si tratta anche di capolavoro. Nel caso di questo disco, ci siamo quasi: in realtà, per raggiungere risultati ancora migliori ai Fiery Furnaces basterà “addomesticare” questo estro imbizzarrito nelle briglie della canonica canzone pop.

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

File under: Avant musical retrò rock

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Antonio Puglia
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