Recensione
Gallowsbird's Bark The Fiery Furnaces
Cover image
Avant musical retrò rock Voti redazione e staff

The Fiery Furnaces

Gallowsbird's Bark

Rough Trade

Bookmark and Share Gallery

Un riff sporco à la Blur come uno dei tanti gruppi indie pop di questi anni novanta/duemila, ma è solo un’illusione di pochi (tre) secondi: una scala in picchiata di note ruvide ci trasporta subito al circo (o al vaudeville), i martelletti picchiano duro, metronomicamente, il ritmo è ossessivo, monocorde, accompagnato dal suono eccentrico di un wah wah; poi entra in scena il declamare in stile Grace Slick di una voce femminile, infine un’inconfondibile chitarra blues rock, un assolo sguaiato in odore di White Light White Heat e, ancor di più, come lo vorrebbe la sei corde logorroica di Zappa (quello di Uncle Meat con la "minchia tanta").

In soli due minuti e quarantadue - tanto dura South is Only a Home, opening track del debutto Gallowsbird's Bark- i Fiery Furnaces presentano il loro biglietto da visita: un rock colto e urbano che assume le fattezze di una pop song, nel quale c'è tutto il folk-blues-psych circus che conta. Eccoli qui i nostri due fratelli di Chicago trapiantati nella Grande Mela: ora minimi e tirati come sarebbero piaciuti ai Velvet di John Cale (Two Fat Feet), ora secchi e ritti come da scuola Neu!, ora inguainati e lascivi come li amerebbe Lou Reed (dei tempi di Transformer), infine calati così bene nel periodo aureo del rock da confondere abilmente le acque cimentandosi con un VCS3 - quello di On The Run dei Pink Floyd (Leaky Tunnel).

Il rischio che si corre in questi casi è, ovviamente, quello di eccessiva dedizione ai modelli, di freddezza (estetica ricostruita nei minimi dettagli) e mancanza d'originalità (perché preferire loro ai classici?); eppure Eleanor e Matthew Friedberger una carta da giocare ce l'hanno, anzi di più. Possiedono un'autentica passione: amano il teatrino - magari un po' naif, certamente un po' demodé, sicuramente chic - che il rock abbracciò da Zappa fino agli Who di Sell Out e A Quick One (While He's Away); da qui i quadretti psych pop di questo disco, come il rag e/o vaudeville di Inca Rag / Name Game (una gag degna del miglior Ayers), Don't Dance Her Down (un irresistibile garage lisergico) e Bow Wow, gli sketch comici di Asthma Attack, le marcette di Crystal Clear (i Jefferson Airplane militanti), le piccole gemme Up in The North (Eno-pop al 100%) e Tropical Ice-Land (irresistibile melodia destinata ad essere ripresa nell’EP del 2005), fino agli intermezzi in prosa di Bright Blue Tie e le atmosfere da closing time cosmico della (quasi) finale Rub Alcohol Blues.

Certo, tutti brani fedeli ad una certa etica – in questo caso, il garage-blues di seconda metà ’60 è il canovaccio su cui questi bozzetti psichedelici sono costruiti - ma suonati con quel giusto compromesso tra energia e dedizione che fanno di Gallowsbird's Bark più di un promettente esordio

(6.7/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

File under: Avant musical retrò rock

| Archivio
Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2003)

Rss
copertina pdf #91