Nick Cave ha abdicato la corona oramai da un pezzo in compenso ci
regala, ormai a scadenza regolare, album ricchi di crepuscolari
ballate.
Proiettato decisamente verso la dimensione del classico
moderno Nocturama non sfugge a questa dinamica tanto da sembrare,
almeno all’inizio, in perfetta linea col predecessore. Le composizioni
riprendono le fila di un discorso oramai lungo cominciato da Murder Ballads o meglio da The Good Sone sembrano dare un ennesimo addio a quel primo invasato e sconvolgente
stritolabestemmie, capace di biascicare sacro e profano nel volgere di
due accordi, di riattizzare la brace del blues con la benzina del post
punk.
Eppure con tutto ciò, un Cave cambiato, cresciuto,
invecchiato e denutrito dai propri demoni ritorna caparbiamente
all’immediatezza oramai data per dispersa, combinando blues e rock in
maniera viscerale e non nascondendo alla stampa quanto il processo
compositivo in questa sede sia stato guidato dalla velocità e dallo
spirito della jam più orgiastica.
Il torrido rock’n’roll di Dead Man In My Bed, e quindi la fluviale sarcastica frenesia hard-funk di Baby, I’m On Fire, il pezzo più lungo mai inciso dall’australiano,
intorpidiscono le acque, scuotono le membra, riattizzano la fiammella:
Mick Harvey e Blixa Bargeld scorticano le corde, Thomas Wydler non
lesina stringenti sganassoni sulle pelli, l’hammond - suonato dallo stesso Cave - brucia come una colata di olio bollente.
Intatte dunque le capacità dell’ensemble eppure - ed è un dubbio pesante che s’insinua nell’orecchio - qualcosa non torna.
Un senso di uniformità e d’automatismo, come se i brani fossero stati
concepiti appositamente per dimostrare e dimostrarsi vivi, tesi e
vitali pervade il Nocturama rock così come quello teoricamente più
struggente, come il violino di Warren Ellis nel bridge di Right Out Of Your Hand, appena attento a non replicare troppo quanto già fatto - e meglio - nel precedente No More Shall We Part. Certo, la grana sonora ne guadagna in abrasività e “mistero”, ma se l’eccessiva
levigatezza del predecessore veniva riscattata da una scrittura
piuttosto ispirata, qui il dazio da pagare è una prevedibilità diffusa (He Wants You, Wonderful Life), quando non la fiacca sdolcinatezza di Still In Love o la vacuità folk-soul di She Passed By My Window (ruffianetta in punta di slide, con cori al fiele/miele dei Blockheads).
Poco risollevano dal torpore il tango gospel di There Is A Town (con Ellis a propinarci l'ennesima sordida circonlocuzione di violino) o il valzer sfarfallante di Rock Of Gibraltar (dal gradevole pathos seventies, e dai versi molto simili alla younghiana After The Goldrush). Non stupisca dunque se, alla fine, il brano migliore risulti Bring It On, riuscito proprio in quanto singolo, forse scontato, però efficace con l’avvincente Chris Bailey (già voce e leader degli australiani The Saints) nel ruolo di guest star.
Nocturama sembra l’album che saluta il definitivo ingresso di Nick Cave nel novero di una dignitosa senilità artistica. (5.0/10)
(5.0/10)
Scheda: Nick Cave and The Bad Seeds
Pubblicazione: 01 Gennaio 2003
File under: Rock
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