Recensione
La Prima Gratta Bugo
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Folk blues Pop Voti redazione e staff

Bugo

La Prima Gratta

Bar La Muerte

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“Due macchine e un frontale.
Chi ha commesso l’infrazione
Mi lamento a colazione.
E mi salva il tramonto”
(da "Quante Menate Che Mi Faccio")

La prima gratta è un album folk come non se ne sentivano da anni in Italia, anzi forse è la prima raccolta di canzoni solitarie a sprizzare noia giovanile dopolavorista apolitica mai apparso. Ventuno schizzi in souplesse, scritti in provincia di sabato mattina e cantati in italiano tra i corridoi di una scuola, come alla mensa. Ventuno bozzetti più o meno volutamente incompiuti che esplorano umori sgorgati lì per lì tra una becks mentre quattro ragazzi giocano a pallone nel cortile che dà sulla fonderia. Un crogiolarsi perdente nella risacca del profondo Nord che si pone come dimesso contraltare ai sogni di rock'n'roll, alle emozioni sbandierate, alla voglia di urlare la nostalgia del passato in un mondo che corre veloce.
Il Bugo …pare di sentirlo nominare dai colleghi alla pausa lavoro, pare di vederlo bighellonare per le strade, o al sabato mattina a fare la spesa coi soldi della mamma. Bugo, maschera del giovane non produttivo, non arrivista, che si etichetta per negazioni, proprio come si fa comodamente in paese con coloro che dentro le regole non ci stanno (ma che neanche danno troppo fastidio). Addio alle canzoni di una volta. Addio a Guccini.
Bugo col record di staticità, squattrinato al bancone marrone del bar colla saletta videogiochi a fianco, nella realtà dove tutto gira veloce, anche se, valà, da alcune parti, niente si muove veramente.
Bugo che accetta l'alienazione dello status quo e un certo Cristiano che abbandona la vita operaia e si trasferisce a Milano. Bugo che non fonda nessun partito. Cristiano che non abbraccia convinzione alcuna.

Bugo che cerca d’uscire dalla linea mediana dell’omologazione con lunghe ore di sonno: giovane dopo lavoroferroviario colla pressione ai minimi storici, forse viziato, forse boh. Cristiano specchio solitario di un lasciarsi andare mascherato da una goffa goliardia che è di branco. Campestre. Lontano dai riti del bar. Non sportivo. Immune al tifo delle curve.
Bugo figlio di papà, hobo solitario che guarda al blues e che rischia di essere troppo forte per alcuni lì a Roma. Ci va vicino. Lo salvano l'odio dei buontemponi e dalle mamme, dalle ragazze e dai ragazzi ah yeah.
Bugo ex-lavoratore. Cristiano giovane, ma non giovanilista. Qualunquista nel senso del qualunque. Punk nel senso del valium.

Bugo anni '90 non raggiungibile al Motorola a saponetta, che colle donne non ne può più, che non deve dimenticare questa città ma se ne andrà sapendo che non cambierà. Bugo cinico in campagna come in città, potrebbe andare meglio. Bugo acustico colla chitarra, elettronico con gli elettrocazzi. Bugo Dylan colla fisarmonica, e in garage colla motosega. Revisione. Ralenti. Cingolato. Distorsione. Una ppausa. CCConfusione. RRew inddd.
Quante menate! Lla prossima volta si prova col lambrusco. O ne volete ancora?

(7.2/10)

Scheda: Bugo

Pubblicazione: 01 Gennaio 2003

File under: Folk blues Pop

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